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ALASKA IN SOLITARIA IN BICICLETTA: Maurizio Doro Maurizio ha percorso circa 1600 km e 8000 metri di dislivello in completa autosufficienza, affrontando temperature da -20° a -36°C Di Giacomo Savonitto 15/01/2012
Maurizio Doro ha sempre amato l’avventura, fin da quando ha 17 anni ha iniziato a mettersi alla prova, affrontando imprese sempre più ardue. L’ultima sua avventura lo ha portato a percorrere circa 1600 km e 8000 metri di dislivello in completa autosufficienza, affrontando temperature da -20° a -36° C, per arrivare al piccolo villaggio di pescatori di balene Tuktoyaktuk, nell’estremo Nord del Canada, oltre il circolo Polare Artico.
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Quando è nata in te la passione per lo sport estremo? Direi che il desiderio di praticare un tipo di attività particolarmente estrema è nata da un esagerato amore per la natura e dalla grande voglia di viverci dentro in tutti i suoi aspetti più crudi (faticando, soffrendo, lottando, divertendo, vivendo, conoscendo, imparando). Ho cominciato fin da giovane, 17-18 anni circa e non mi accorgevo che cercavo quasi l’impossibile. Qualche volta mi caricavo la bici in spalla e andavo in montagna scalando magari anche su per le ferrate e poi ritornavo pedalando per sentieri. Usavo le prime pesanti MTB per spostarmi in ambiente perché ero più veloce e riuscivo a fare grandi distanze che non potevo fare altrimenti a piedi.
Ho continuato acquistando sempre più consapevolezza fino ad arrivare alle mie ultime imprese avventurose che richiedono grandissima esperienza e sensibilità al pericolo, dove l’obiettivo è la pura lotta estrema.

La tua prima avventura? A 17 anni ho attraversato completamente la Liguria da Ventimiglia a Ceparana. Ho percorso a piedi con lo zaino in completa autonomia i 440 km dell'Alta Via dei Monti Liguri in 14 giorni. Sono partito con un amico, ma dopo qualche giorno lui è tornato a casa. Io sono rimasto, solo, per la prima volta in vita mia lontano da casa, in un’avventura. Non mi sono perso d’animo, mi sono rimboccato le maniche ed è stato bellissimo…. Un inizio inconscio all’avventura, lo sto ancora facendo dopo ben 32 anni. Vale la pena!
Ti sei mai trovato in situazioni tali da pentirti di aver intrapreso una certa avventura? Ho sempre cercato di realizzare i miei sogni, apparentemente impossibili un tempo agli occhi degli altri. Trovarmi in difficoltà mi piace perché mi permette di capire se io con la mia mente, il mio fisico ho la situazione in mano. Ma, ricordo una volta; era il 1991 mi trovavo all'estrema punta meridionale del Sudamerica, nella terra del Fuoco ad Usuaia e con 2 amici una mattina decidemmo di fare un giro con una barca a vela nel Canale di Beagle. La giornata era cupa e fredda, saremmo dovuti tornare nel pomeriggio invece durante il rientro, improvvisamente, si alzò un fortissimo vento e le condizioni del mare cambiarono repentinamente fino a raggiungere una situazione molto pericolosa, mare forza 11 e vento con raffiche a 150 km/h. Nessuno poteva soccorrerci in quelle condizioni, la barca era in balia delle onde e lo skipper Victor agganciato con un imbrago e moschettoni, stava lottando al timone sbattuto di qua e di là a poppa. Ecco, quella volta, in quel momento mentre i miei amici piangevano disperati e vomitavano, io apatico e freddo ho pensato fortemente che quello poteva essere il mio ultimo viaggio e che forse non sarei mai più tornato a casa. Fortunatamente nella schiuma e nella nebbia abbiamo trovato una baia e siamo riusciti a ripararci senza schiantarci. Siamo rientrati il giorno dopo. Ricordo ancora benissimo quelle ore interminabili e la mia rabbia alimentata dal fatto che ero in balia di un evento che non potevo gestire io, ma un'altra persona di cui io non conoscevo le capacità.
Le imprese a cui partecipi fanno sempre parte di qualche competizione o a volte ti piace anche metterti alla prova lontano dai riflettori, senza il peso di dover soddisfare le aspettative di chi ti segue? Nella mia vita mi sono messo molto alla prova avventurosamente parlando, faccio delle esplorazioni e competizioni molto avventurose che, essendo supportato da sponsor, necessitano di un’evidenza pubblica. Le mie imprese sono raccontate su siti web, riviste e tutte le dirette sono presenti sul mio sito ufficiale www.mauriziodoro.it. Oltre a questi grandi eventi faccio anche molte altre esperienze che non sono conosciute dal grande pubblico, ma rimangono nel mio quotidiano. Spesso sia in solitario ma anche con gli amici più intimi, faccio interessanti attraversate di 2 giorni, esplorazioni di fiumi o sentieri antichi, raduni, ecc. Ora vivo in Sardegna e qui sì, c’è una grande scelta di vero selvaggio. Mi alleno così per le grandi avventure.
A parte
l’aspetto atletico delle tue imprese non si può negare che tu abbia
avuto l’opportunità di girare in lungo e in largo gran parte del globo.
Consideri il viaggio semplicemente come un aspetto secondario o è
proprio la passione per la scoperta ed il confronto con la natura che ti
spinge ad imbatterti in imprese sempre più ardue?
In realtà lo sono sempre stato un viaggiatore-esploratore fin da piccolo
anche quando facevo sport (ho giocato a calcio fino a 18 anni). Quando
andavo da qualche parte ero esageratamente ansioso di conoscere e vedere
qualsiasi cosa, dagli insetti alle persone. Quando terminavano le
scuole per esempio, da piccolo andavo dai nonni in un paesino di
montagna per trascorrere i mesi delle vacanze estive, quando uscivo,
correvo scappando di mano al nonno che mi accompagnava nei prati, ero
incuriosito da ciò che potevo trovare oltre la collina od oltre la
montagna che vedevo, per cui anche da solo mi spingevo alla scoperta per
me di posti nuovi. Sono cresciuto a piccoli passi e a piccoli passi ho
fatto tanta esperienza. Finché negli anni partecipando alle gare più
difficili, che organizzavano gli altri dove normalmente hai un percorso
da seguire con tutte le indicazioni necessarie, ho capito che io avevo
bisogno di creare la mia avventura pura senza supporti esterni, che poi
con il passare degli anni è diventata sempre più estrema. Ed ora questa
mia esperienza la sto trasmettendo ad un gruppo numeroso di Naturaider
che accompagno in giro per il mondo, come India, Marocco, Bolivia, Sud
Africa, Namibia, e naturalmente in Sardegna dove facciamo delle vere e
proprie esplorazioni, naturalmente sempre in MTB.
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Immagino
che in alcuni dei tuoi viaggi tu abbia avuto modo di trovarti per lungo
tempo da solo, in sola compagnia della natura. Che cosa si prova a
tenere letteralmente in mano il proprio destino, senza poter contare
sull'aiuto o sul soccorso di nessuno?
Un incontro così profondo e forte tra te stesso e la natura lo si può
vivere solamente se in quel momento si è soli. Poi ci sono stadi più
elevati ancora, soli in quel momento e nei momenti successivi fino alle
24 ore, soli per giorni e giorni, soli per giorni e giorni in un
ambiente che non si conosce assolutamente ma lo si sta esplorando, soli e
senza alcuna comodità per settimane tutto ridotto al minimo ingombro e
peso. E' meraviglioso, un cocktail di emozioni che corre su un filo
sottilissimo di gioia e tristezza tra un limite di equilibrio e pazzia.
Questa è una solitudine ricercata e non fa assolutamente male come
quella che si vive spesso anche insieme agli altri. Io credo che
chiunque dovrebbe provare questo tipo di solitudine, è una fortuna
perché diventa una sorta di meditazione introspettiva.
In un tuo video ho visto che durante la tua ultima spedizione, mentre
eri da solo con il tuo kayak e la tua bicicletta, ti sei trovato faccia
a faccia con un gruppo di orsi. Che cosa si prova in una situazione del
genere?
La mia ultima avventura è stata quella in Alaska, 18 giorni di emozioni
straordinarie… e di orsi... L’attenzione era ogni minuto ai massimi
livelli. Un giorno procedendo in bici sulla costa mi sono fermato
davanti ad un gruppo di orsi che faceva banchetto con pesci buttati
sulla spiaggia dalle onde dell'oceano. Erano una dozzina di grizzly tra
grandi e cuccioli. L’orso di per sé non è un animale pericoloso, ma la
sua golosità lo porta ad un continua ricerca di cibo e il suo olfatto
sviluppatissimo lo fa anche avvicinare all’uomo se ha cibo con sé, con
conseguenze che possiamo immaginare.
Ogni sera mettevo il cibo lontano dal mio campo almeno 100 m e in un
posto dove gli orsi non potevano raggiungerlo, normalmente su un albero.
Spesso si avvicinavano al mio telo tenda, tanto vicino che quasi li
guardavo negli occhi, io fermo lì senza muovermi e loro si allontanavano
subito appena percepivano la mia presenza e sentivano il mio odore.
Certo, esser lì solo, come un puntino in mezzo al nulla in una
situazione come quella può far paura, ma l’eccitazione e l’adrenalina
sono veramente alte.
Se potessi tornare indietro, c'è qualcosa che non rifaresti, magari
perché ti sei reso conto che era, in effetti, troppo pericoloso?
No, assolutamente no, ho fatto tante cose pericolose, ma credo di essere
cresciuto acquisendo esperienza a piccole dosi, non ho mai cercato di
saltare alla cieca un “fosso e sperare di arrivare dall'altra parte”, no
assolutamente no, ho sempre cercato la via per superarlo in sicurezza.
Quando è cominciata la mia vita avventurosa ero tra i pionieri e rari
avventurieri biker, le informazioni erano scarse o quasi nulle,
bisognava avanzare a piccoli passi e creare l’esperienza sulla propria
pelle. Ora la parola “estremo” va di moda e spesso è strumentalizzata,
film, riviste, proposte reality ecc. ti danno tutto su un vassoio facile
da prendere, stanno creando un’illusione e moltissimi si improvvisano
senza sapere che dietro ogni risultato estremo c’è un samurai cresciuto
dentro fin da piccolo.
Qual'è la prossima avventura in programma?
Non so se ritenermi fortunato, ma il mio sogno nel cassetto sono “sogni
nell’armadio”, ogni tanto lo apro e ne prendo uno. Il prossimo sarà in
Siberia in inverno, -40°. Un po’ fresco, ma userò la maglia di lana
della nonna eh eh eh.
Buone avventure a tutti.
La vita è un’avventura.
Di Giacomo Savonitto 15/01/2012
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 | IL 50% DEGLI ITALIANI VORREBBE MOLLARE TUTTO! In testa alla classifica dei desideri c’è la voglia di
trasformarsi in scrittore o esploratore, viaggiare in luoghi da mito,
meglio se lontano dallo strapotere della tecnologia. Basta insomma con
le code in automobile, con i negozi sovraffollati, con la perpetua
fretta per non arrivare in ritardo in ufficio e con i viaggi su autobus
e metropolitane stipati come sardine. Insomma, meglio stare alla larga
dall’Italia, in un luogo più tranquillo e a misura d’uomo, magari a
contatto con la natura... E'
questa a fotografia dei nostri connazionali, scattata da una ricerca
condotta su 560 lavoratori italiani di ambo i sessi, di età, tra i 25 e
i 64 anni, condotta del canale satellitare "Marcopolo". Leggi tutto l'articolo...
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