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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN BAHRAIN:
Saba Napoletano
gestisce la comunicazione di una galleria d’arte

Di Luisa Galati 25/10/2010


Saba, una ragazza  di 33 anni, é una veneziana che da circa da 3 anni vive nel Bahrain, un paese che in realta’ è un regno, un’isola legata all’Arabia Saudita da un ponte di 40 km.
Il suo vissuto trentennale in Venezia centro storico, le sue abitudini, il suo lavoro… tutto viene sradicato e riparte da zero; oggi gestisce la comunicazione della galleria d’arte  contemporanea “ Al Riwaq “ con soddisfazione, dopo non poche difficolta’ iniziali.
Dice che non tornerebbe indietro, le condizioni di vita son agiate, il clima è molto piacevole per gran parte dell’anno, la gente cordiale e molto aperta, al contrario di cio’ che si potrebbe credere pensando ad un paese “arabo“.

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Io: Come hai maturato la scelta di trasferirti in Bahrain?
Saba: Quando mio marito ha inizialmente maturato la decisione di trasferirsi in Arabia Saudita per motivi di lavoro, non avevo nemmeno preso in considerazione l’idea di seguirlo. Dalla mia parte avevo una salda identita, una professione che amavo e che mi gratificava molto. Un contesto rassicurante, saldo e piacevole. Quando la situazione politica italiana ha iniziato a peggiorare, ho cominciato a considerare seriamente l’idea di provare un’esperienza diversa, limitata nel tempo, altrove.

Io:Cosa ne pensi del luogo in cui oggi vivi ? Cosa ti ha colpito del Bahrain?
Saba: Mi trovo a vivere in questo luogo, non –luogo rispetto alle coordinate occidentali, e il processo che mi ha portato a realizzare consapevolmente di vivere all’estero, nel senso di ricostruire la mia identita’ in un contesto affettivamente, culturalmente e linguisticamente estraneo e’ stato lungo e  faticoso, in molte circostanze perfino liberatorio. Una volta arrivata in Bahrain, il Paese dove tuttora vivo, ho sperimentato tutti gli aspetti positivi del trasferimento: una cultura tutta da scoprire e, contrariamente a molte aspettative, tollerante, aperta e cosmopolita; un clima per molti mesi all’anno piacevole;  una vita economicamente agiata, facilitata a moltissimi livelli e socialmente attiva e stimolante. La mancanza di coinvolgimento nelle vicende politiche e la lontananza dalla situazione politica “nostrana” aggiungeva inoltre una considerevole rilassatezza mentale che da molto tempo in Italia non riuscivo a provare. Si e’ insomma trattato, per almeno 3 o 4 mesi, di una vera e propria vacanza!

Io: Che attivita’ svolgi in Bahrain?
Saba: Dopo pochi mesi sono riuscita a trovare un bellissimo lavoro presso un’organizzazione non profit che promuove, a vari livelli, l’arte contemporanea, con finalita’ sociali, come communication manager, con l’incarico di gestirne le pubbliche relazioni, l’ufficio stampa, il website..etc. Un ambiente e un lavoro molto stimolanti, ricchi di incontri interessanti, viaggi, eventi culturali , progetti di elevato valore sociale e culturale. Eppure proprio da quel momento e iniziata per me una crisi molto forte.

Io: In che senso crisi?
Saba: Il fatto di essere immersa per almeno 9, 10 ore al giorno in un ambiente culturale e linguistico cosi lontano dal nostro, senza poter contare sul contorno e sulla rete di affetti saldi e consolidate che avrei avuto nel mio Paese, il fatto di ritrovarsi, di fatto, con un’identita’ diversa, mi ha condotto lungo un processo difficoltoso, ma fortunatamente non molto lungo, di ricostruzione del mio essere. E come se, dopo aver assistito alla demolizione di valori, certezze, linguaggi, contesti radicati, fosse seguita la formazione di una nuova identita’, che non ha cancellato cio’ che ero prima, ma ha dovuto faticosamente
riemergere, trasformata, rielaborando e interrogando radicalmente e a volte drammaticamente, tutto cio’ che c’era prima.

Io: Cosa ti manca dell’Italia?
Saba: Certamente gli affetti, la famiglia. Dopo il faticoso processo di ricostruzione della mia identita’ di cui parlavo prima, mi sento cambiata,e per esempio,  quando a luglio scorso ero in procinto di tornare in Italia per la consueta pausa estiva, ho iniziato a pormi il quesito se stessi tornando a casa o se in realta’ stessi lasciando “casa”.

Io: Hai conosciuto qualcosa di te stessa grazie a quest’esperienza ?
Saba: . Ho imparato a vivere quotidianamente le differenze e ha mettere in pratica concetti acquisiti e a combattere pregiudizi mai rivelati. Oggi, da italiana all’estero, mi sento spogliata e privata di molti elementi, ma arricchita da un’esperienza forte e totalizzante. Ho il mio lavoro, la mia casa, la mia rete di affetti e di amicizie, il mio piccolo bottino di ricordi. Ho acquisito due nuove lingue e ho imparato a convivere e sopravvivere in contesti di differenze e alterita’ radicali. Ho imparato faticosamente ad adattarmi ad uno stile di vita che colloco agli antipodi del mio trentennale vissuto in centro storico a Venezia.

Io:Torneresti in Italia?
Saba: Porto dentro la mia citta’, le persone che solo affettivamente possono continuare a rimanermi accanto e tutto quello che sono stata. Guardo al mio Paese da lontano, con molta nostalgia e nessuna compiacenza; con la volonta’ di non rientrare finche’ al concetto di “patria” non potro’ associare quello di accoglienza.

Di Luisa Galati 25/10/2010




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