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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE NEGLI STATI UNITI (San Diego):
Michele e Marica, due ingegneri sotto il sole della California



Di Tania Bolsi 05/11/2010


C’è chi sogna tutta la vita di trasferirsi in California, un paradiso dalle spiagge infinite, dominato dalle mitiche colline hollywoodiane, dove l’unica stagione conosciuta è l’estate e chi, invece, ci finisce in modo inaspettato.
Michele e Marica, 33 e 31 anni, un anno fa hanno detto definitivamente addio ad una vita frenetica nella capitale italiana per raggiungere San Diego, dopo che la società romana, per la quale lavorava Michele, era stata assorbita da una multinazionale statunitense.
 La loro vita californiana è iniziata nel settembre del 2009.



Michele e Marica4.JPG Michele e Marica3.JPG



Perché avete deciso di mollare tutto? 

La decisione di mollare tutto è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Le nostre vite procedevano tranquille per i loro binari, quando l'azienda di Michele ha deciso di chiudere la sede di Roma. 
Abbiamo pensato molto alla possibilità di trasferirci a San Diego, dato che la proposta è arrivata in modo inaspettato. Dopo notti insonni e ripensamenti vari, abbiamo deciso di trasferirci: così eccoci qui a San Diego.


Eravate già stati a San Diego prima del trasferimento definitivo?
Mio marito era stato a San Diego in precedenza e si era trovato bene. 
Sinceramente se al posto di San Diego ci fosse stata proposta un’altra città sperduta dell’America, non credo che ci saremmo trasferiti (ride, ndr).


Quale atmosfera si respira a San Diego?
A San Diego la vita è molto più rilassata rispetto a quella alla quale eravamo abituati a Roma.
Qui nessuno sembra avere fretta, nessuno rincorre l'autobus, nessuno suona il clacson mentre guida e ad ogni incrocio le macchine si fermano per lasciar passare i pedoni. 
Pensa che al supermercato quando mi capita di avere qualcuno in fila dietro di me, con solo un paio di cose, e faccio loro cenno di passare avanti, rispondono sempre "no rush" (non c’è fretta) e sorridono.
L’altro aspetto della città che balza all’occhio è il numero di “sportivi”: a qualsiasi ora del giorno c’è gente che corre, va in bici o surfa.


Da questa descrizione la California sembra proprio come la si vede nei film, è così?
Assolutamente si! Specialmente la parte lungo la costa: palme lungo le strade, spiagge larghe con i baywatch, surfisti in ammollo nell'oceano o che attraversano la strada con la tavola da surf sotto il braccio, le bionde con mini-pantaloncini e infradito tutto l'anno, e poi le tipiche casette di legno con garage annesso.
Quando guardo la televisione qua riconosco subito se un film o una serie sono stati girati in California.
C'è anche un'altra California, che solitamente non si vede nei film: è quella dell'entroterra, dove le cittadine sono tutte uguali e prive di personalità. É la California delle grandi distese quasi desertiche, dove d'estate fa un caldo insopportabile.
E infine c'è la California dei grandi parchi naturali, che nei film non si vede, ma merita un viaggio!


Dall'Italia a San Diego. Com'è cambiata la vostra vita?
É cambiata in meglio: facciamo molta più vita all'aria aperta, grazie al clima e alla facilità negli spostamenti. Ora mio marito impiega solo 10 minuti per andare o tornare dal lavoro, mentre in Italia ci mettevamo entrambi un'ora. 
Siamo meno stressati e facciamo più attività al di fuori del lavoro. 


Come si svolge la vostra giornata tipo a San Diego?
Durante la settimana mio marito esce per andare a lavoro verso le 9 e torna a casa la sera verso le 20. 
Io invece, per ora, non sto lavorando. Quasi tutti i giorni vado in palestra, oppure a correre, e nel resto della mattinata mi capita di fare telefonate con qualcuno in Italia.
Mi occupo delle faccende di casa, aggiorno il blog, leggo, cerco di studiare qualcosa di utile, faccio un po' di uncinetto e studio inglese.


Durante il week end invece?

Siamo spesso fuori per il fine settimana: c'è sempre qualche parte di San Diego e dintorni ancora da esplorare, oppure semplicemente ci portiamo un libro da leggere e ce ne andiamo sul prato antistante l'oceano (ride, ndr).
Altre volte prendiamo il tandem e ci facciamo una bella pedalata, oppure prendiamo la tavola da surf e andiamo in spiaggia.


Qual è stato il cambiamento più grande che avete affrontato?
Per me il cambiamento più grande è stato, per assurdo, nelle piccole cose: non poter chiamare le amiche o i miei genitori al pomeriggio o alla sera, ma solo di mattina; non trovare più certi cibi al supermercato; non avere più il bidet in bagno.
Cose piccole, ma che mi fanno sentire "lontano" dalle persone e dalle mie passate abitudini. 


Come cambia lo stile di vita da Roma a San Diego?
Le differenze nello stile di vita sono molte. Ho notato che gli americani tengono molto alla loro automobile, sempre tirata a lucido, decorata e personalizzata.
L’auto è considerata quasi come una seconda casa, dato che per gli americani è normale fare molti chilometri per andare al lavoro o per spostarsi da un posto all’altro.
Qui tutti i bambini e i ragazzi, oltre alla scuola, fanno molte altre attività, anche troppe in alcuni casi, al punto che non gli resta più tempo per giocare. 
E poi gli americani sono più mattinieri di noi italiani: le palestre aprono alle 5:30 del mattino e le prime lezioni sono sempre a numero chiuso e tutti i posti sono già prenotati! 
In compenso si cena presto e molti ristoranti alle 21 chiudono.


E le differenze culturali?

Mi colpisce la differenza nel concetto di famiglia. In Italia le famiglie sono "grandi" e hanno forti legami, spesso si nasce e si vive nello stesso posto o nella stessa area, mentre qui la famiglia quasi non esiste e ci si sposta tantissimo. É normale avere i genitori in Virginia, i nonni in Colorado, i fratelli in Nebraska e vivere in California, cose di questo genere.
Forse questo è dovuto, oltre al parlare la stessa lingua in un territorio così esteso, anche al fatto che gli americani non hanno "radici" e tradizioni, come abbiamo noi europei.


In ambito lavorativo: quali differenze avete trovato rispetto all'Italia?
Oltre allo stipendio? (ride, ndr).
Sicuramente una maggiore organizzazione, anche quando l'ufficio è piccolo: qui c’è un po' meno di "fai da te". Inoltre, almeno nel mio settore, gli uffici sono molto più multi-culturali: gli Stati Uniti attirano moltissimi stranieri, in particolare da India e Asia, e assumono i migliori lavoratori disponibili.


Siete arrivati nel 2009, in tempi difficili per l'economia statunitense. É facile trovare lavoro?
Anche in California il lavoro scarseggia e c’è disoccupazione. La crisi ha avuto impatti soprattutto sulle piccole aziende, molto numerose in questo stato. Al contrario le grandi multinazionali ne stanno uscendo abbastanza bene.


C’è qualcosa dell'Italia che vi manca?
Sicuramente le persone alle quali vogliamo bene, ma che per fortuna riusciamo a sentire via internet, per fortuna, anche se non è come poter parlare a quattr’occhi. Non oso immaginare come sarebbe la mia vita senza Internet!
E poi il cibo: qui si trovano molti prodotti "italiani", ma non sono la stessa cosa, mentre altre cose sono proprio introvabili!

Pensate di fare ritorno in Italia?
Per ora no. E poi vorremmo vivere anche in altri stati, per esempio sulla East Coast o in Inghilterra, o chissà dove...


Perché consigliate San Diego come meta per una vacanza oppure per espatriare definitivamente?
Ci dicono che molti americani considerano San Diego uno dei miglior posti dove vivere, e probabilmente è vero! Il clima è mite tutto l'anno, le spiagge e l'oceano sono a due passi.
Non mancano altre attrazioni turistiche: lo Zoo, il SeaWorld, il Wild Animal Park, il Legoland.
É il luogo adatto dove praticare sport, inoltre con poche ore di macchina si possono raggiungere il deserto e le montagne.
I servizi e la burocrazia funzionano. Le strade sono larghe, i marciapiedi sono puliti, le persone sono gentili.
Cosa desiderare di più? 


Vi sentite di dare qualche consiglio agli italiani che vorrebbero trasferirsi negli Stati Uniti?
Per prima cosa bisogna superare le difficoltà dovute al visto, il che significa avere un lavoro. 
Per trovare un lavoro bisogna "valere", al punto che l'azienda sia disposta a pagare tutte le pratiche per il visto. E in generale bisogna avere un buon inglese, ma alla peggio, quello si impara per sopravvivere!

Di Tania Bolsi 05/11/2010


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