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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN BRASILE (Uruaù):
Francesco Risi, un pioniere del Kitesurf !

Di Raffaele Ganzerli 17/11/2010


Gli emigranti italiani non sono più quelli di una volta, eppure esistono ancora persone con lo spirito dei  pionieri di una volta!
Quella di Francesco Risi è una storia che colpisce non solo per il posto incantevole in cui è andato ad iniziare una seconda vita, ma soprattutto per la sua volontà di creare qualcosa di nuovo dal nulla! Tutto è iniziato nei primi anni ’90 con l’amarezza di dover chiudere un’attività già ben avviata in Italia.
La passione per i luoghi dove praticare il windsurf lo ha portato nelle spiagge favolose del Nord del Brasile. In pochi anni ha contribuito a costruire dal niente un vero e proprio villaggio dedicato ai praticanti di uno sport alla ribalta in questi anni: il kitesurf (un’ attività a pieno contatto con la natura che consiste nel farsi trascinare dalla forza del vento con un aquilone e una tavola da surf).
Oggi in quel luogo a Uruaù (72 km da Fortaleza, a pochi passo dall’equatore) tra meravigliose dune bianche ed un vento costante tutto l’anno arrivano maree di appassionati da ogni angolo del globo per provare l’ebbrezza di questo sport che ogni anno attira sempre più proseliti.
Uno sport spettacolare ed emozionante ma alla portata di tutti come illustrato nel suo dettagliatissimo sito multilingue: www.prokitebrasil.com
Chi viene per imparare e chi per allenarsi alle grandi competizioni: in ogni caso è il luogo di culto per chi sogna di fare evoluzioni col kite.
Oggi grazie anche al suo lavoro esiste un vero e proprio complesso turistico per dare un indimenticabile soggiorno ai praticanti di questo sport, senza che per questo venga trascurata l’armonia con le tradizioni del posto e il coinvolgimento con la popolazione locale.     

Francesco Risi.jpg Francesco Risi (1).jpg



Quando è arrivata la voglia di lasciare tutto e ripartire da zero?
In Italia lavoravo in una società di leasing nella quale ero socio e procuratore, dopo il 1988 con il cambio delle normative fiscali, decidemmo con i soci di chiudere la nostra azienda.
Da allora il desiderio di vivere all'estero aumentò sensibilmente sino a divenire realtà nel 1993.
Nutrivo da tempo il desiderio di andare a vivere in un paradiso tropicale.
La mia passione per gli sport d’acqua mi orientò sul Brasile ad Uruaù a ridosso della linea equatoriale.

In che cosa consiste la tua attività e quanto hai dovuto sudare per avviarla?
Quando giunsi in questa spiaggia sperduta del Nord Est del Brasile non vi era nulla:
ma la passione per il luogo fu istantanea.
Non c'erano strade, nè telefono od internet… e l’energia elettrica arrivava a singhiozzo.
Ho sentito un grande voglia di fare una scommessa: e sono partito cominciando a costruire qualche casa.
Con l'aiuto di amici ho creato un villaggio per accogliere gli appassionati di sport acquatici provenienti da tutto il mondo
Contestualmente feci una scuola di windsurf, attività che praticavo anche in Italia.
Nel 1997 ho cominciato a praticare Kitesurf con strumenti in un certo senso pionieristici ed adattati da altri sport.
Attualmente la scuola funziona ed è gestita dalla Prokitebrasil di Gigi Romano e Riccardo Mugliarisi: altri italiani che hanno deciso di vivere ad Uruau' viste le condizioni perfette per la pratica e l'insegnamento di queste attività.
Oggi in queste discipline si allenano atleti ai massimi livelli, vengono sviluppati video e testati materiali  per le piu' importanti marche di attrezzatura di Kite.
Parallelamente alla scuola ed alle strutture turistiche vi è un ristorante gestito dai fratelli Bassi di Mirandola,  (Daniele e Michele ed Andrea Esposti) anche loro hanno deciso di affiancarsi a noi in questa importante avventura che per me dura ormai da quasi un ventennio.

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella occidentale?
Ad Uruaù mi sono sposato e mia moglie mi aiuta nel mio lavoro essendo una Interior Designer.
Molte delle nostre costruzioni vengono pubblicate in riviste di architettura e design.
Quanto al rapporto con i locali mi ha aiutato molto la mia filosofia di vita che è sempre stata quella di rispettare l'ambiente ed il luogo dove si vive e la popolazione locale. Nei fatti ho messo in pratica questa filosofia creando ed offrendo posti di lavoro per i locali ed utilizzando i loro prodotti… per esempio le ville che ho costruito qui (e che sto ancora costruendo) sono fatte con  materiali e stili che appartengono al territorio.

Oltre a questo per cosa altro si distingue la tua attività?
Un altro “dogma”, che ho trasmesso ai miei collaboratori, è sempre stato quello di avere un turismo selezionato.
Con questo spirito l'intento è di continuare a realizzare delle cose importanti migliorando il paesaggio, già bello
per natura, la vita della popolazione ed un futuro migliore per tutti.

L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia?
L’ Italia è il paese dove ho studiato e in cui mi sono formato professionalmente ed umanamente, ma è anche il paese in cui mi sono visto costretto a chiudere una fiorente attività a cui avevo dedicato anima e corpo. Non sento nostalgia, e se tornassi lo farei per dare una cultura migliore ai miei figli. L’unica nostalgia è quella affettiva per le persone a cui sono legato e che per fortuna spesso vengono a trovarmi.

Ma il Brasile è proprio un paradiso?
L’allegria e la voglia di vivere dei brasiliani è contagiante, anche se spesso è solo un fatto esteriore. La realtà percepita dai turisti è leggermente diversa rispetto a chi vive qui ogni giorno. Resta comunque un paese molto affascinante.

Di Raffaele Ganzerli 17/11/2010



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