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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN SPAGNA (Granada):
Barbara, vivere all'estero come scelta di vita

Di Nicole Cascione 14/02/2011



Barbara, 39 anni, laureata in legge,  ha vissuto numerose esperienze all’estero:
In Francia per studio, per amore in Irlanda e poi altri periodi di lavoro volontariato internazionale, due volte in Africa ed una volta in India. Attualmete, da ottobre, si è trasferita a vivere in  Spagna a Granada
.


Barbara, da quello che mi hai detto, ho notato che, nonostante tu abbia solo 39 anni, hai avuto la fortuna di vivere numerose esperienze all’estero, tutte molto costruttive e interessanti. Vorresti condividerle con tutti i lettori?

Certo. Il mio percorso inizia nel 1994,quando  partii per l’Università di Tolosa, nel sud della Francia per un erasmus, da li è stato, in pratica, un viaggio senza fine. Potrei dirti che sono andata in Francia per studio, in Germania (3 anni) per amore in Irlanda (6 anni)  per lavoro, ma la verità è che tutte queste cose le avrei potute trovare in Italia. Io sono partita e continuo a partire per curiosità.
 
Ho vissuto in Italia solo dal 2000 al 2004 per lavoro, il resto del tempo, a partire dal ’94, l'ho vissuto fuori dall'Italia. Nei miei tanti anni all'estero  ho maturato un'idea, le persone si dividono in stanziali e nomadi, è una vocazione.
Ho visto nomadi restare in Italia per ragioni familiari, per pura  comodità, o per altri motivi, ed avere sempre un pensiero in fondo all’anima che diceva loro: “un giorno partirò”, perchè per fare quella vita stanziale avevano bisogno di mentire a se stessi. Come ho visto stanziali vivere all'estero, mossi in generale da motivazioni economiche e lavorative e cercare di ricreare l'Italia e la sua quotidianità (vivendo con italiani, lavorando negli uffici italiani di multinazionali o in ristoranti italiani, mangiando italiano e vedendo la rai). Io sono decisamente una nomade, una nomade per curiosità, motivo per cui ho vissuto in 4 paesi europei oltre all'Italia ed ogni tanto mi sono regalata, tra un lavoro e l'altro, dei periodi di lavoro volontariato internazionale, due volte in Africa ed una volta in India. Sono state entrambe esperienze molto interessanti.


 
Sono laureata in legge, ho lavorato in Italia come ricercatrice medico-legale per un progetto della Comunità Europea, poi a Dublino ho conseguito un diploma universitario in gestione delle risorse umane (l'ho fatto a scopo ludico, mi piaceva il soggetto di studio ed ero anche curiosa di provare un diverso modo di insegnamento). Ho lavorato nelle pubbliche relazioni, all'assistenza clienti di una grande multinazionale, in banca e per due anni nell'ufficio che organizzava gli eventi sociali del Fine Gael (uno dei due partiti politici irlandesi) un lavoro che ho svolto perchè ero curiosa di entrare in contatto con la cultura irlandese. E’ stata una bella esperienza perchè ho avuto occasione di frequentare il parlamento e di vedere “da dietro le quinte” come le cose cambiavano in Irlanda, in un momento in cui l'Irlanda stava entrando in recessione economica.


Attualmente, da ottobre, vivo a Granada, una città che apprezzo molto e che sto lentamente scoprendo. Sto cercando un lavoro a carattere internazionale, cosa non facile da trovare qui. Intanto collaboro con un'associazione che si occupa dei problemi legati all'immigrazione, organizza campagne di sensibilizzazione, dà aiuto agli immigrati nel regolarizzare le loro posizioni legali, trovare casa, lavoro etc.
 
Per quanto riguarda gli italiani all'estero si legge spesso che è coraggioso chi parte e va via, che è coraggioso chi resta e cerca di cambiare le cose. Trovo che siano discussioni senza un reale fondamento.
Non credo ci sia più coraggio in una scelta o nell'altra, ogni scelta di vita ha risvolti positivi e negativi, io posso parlare di quelli che ho vissuto e vivo io come italiana all'estero.

Trovo positivo il fatto che si ha la possibilità di vedere altri punti di vista. A mio avviso, la cultura in cui cresciamo, ci condiziona nell'approccio che abbiamo verso le altre persone (le norme di educazione e comportamento comunicando con uno spagnolo, sono diverse da quelle che vengono messe in pratica comunicando con un inglese), verso le diverse problematiche di vita o comunque in generale sul come si vive. Ti faccio un esempio, un paio di anni fa fui invitata al matrimonio di un amico omanita, andai e per l'occasione mi organizzai per passare un mese in Oman. Arrivai lì considerandomi una donna europea libera, emancipata, con una condizione di vita per certi aspetti privilegiata rispetto alla donna omanita, ebbene, ho conosciuto alcune, pochissime, ragazze omanite che guardavano allo stile di vita della donna europea con interesse e desiderio, ma la maggior parte delle donne che ho conosciuto (ovviamente quasi tutto il mio tempo lo passai negli appartamenti delle donne, quindi la mia interfaccia culturale fu quasi esclusivamente femminile), anche giovani studentesse universitarie o giovani madri, passavano il tempo a compatirmi e consolarmi perchè non avevo un compagno che si prendesse cura di me. Diversi punti di vista, non credi?

Di questa mia vita errabonda mi piace anche la possibilità di scoprire luoghi, profumi, gusti diversi, abitudini nuove ed anche il fatto che mi dà l’ opportunità di scoprire parti di me: l'essere in contesti diversi, ricevere stimoli diversi, mi permette di vedere anche come sono io, come cambio, parti caratteriali di me che se fossi rimasta sempre nello stesso contesto sociale, forse non avrei scoperto. E' anche piacevole vedere come alcuni pregiudizi vengano meno, tutti vorremmo non avere pregiudizi, ma io credo che sia impossibile non averne  a causa di ciò che si sente, si legge, ogni idea che abbiamo sui luoghi e sulle persone che non conosciamo, la maturiamo. Io trovo interessante trovarmi in quella realtà, magari non trovarmici bene (come non mi sono trovata molto bene in India), ma avere la possibilità di vedere e di vivere quella parte di mondo.

Questo stile di vita che ho scelto, comporta anche lati negativi, come ad esempio l'incertezza, io non ho un lavoro “sicuro”, ogni volta devo reinventarmi e questo comporta il fatto che sono sempre dietro a studiare (lingue, corsi, aggiornamenti...) per mantenermi competitiva sul mercato del lavoro, non posso permettermi il lusso di sedermi su una situazione. Questo è un problema a cui penso spesso quando ipotizzo di rientrare in Italia in  futuro, perchè spesso mi è stato detto che in Italia preferiscono assumere persone giovani e crescerle nelle aziende, a differenze del nord Europa, dove l'aver avuto diverse esperienze lavorative viene considerata una cosa positiva.
Sono i momenti di transizione che mi creano molta ansia (mentre si cerca un nuovo lavoro, mentre si deve conoscere una città nuova e all'inizio non sai dove andare a fare la spesa, trovare un medico, etc etc).







Adesso sono venuta a Granada con il mio compagno, ma in altri miei spostamenti ero sola e ci sono stati i fine settimana di solitudine infiniti a guardare film nel portatile o il doversi vestire per andare a fare la spesa anche con 39 di febbre, perchè in quella città non conosci ancora nessuno cosi bene da potergli chiedere aiuto.
Di negativo c'è la lontananza da tanti affetti importanti, infatti sono molto legata alla mia famiglia, specialmente ai miei genitori, persone che stimo e apprezzo. Sono fortunata perchè loro vengono spesso a trovarmi, ad esempio abbiamo la tradizione di festeggiare insieme il giorno del mio compleanno. L'anno scorso ci siamo incontrati a Londra, quello prima a Bilbao, quello prima a Oslo, non è facile, ma loro mi vengono incontro. Purtroppo ho conosciuto entrambi i figli di mia sorella (che amo molto) parecchi mesi dopo la loro nascita. Sono madrina di 3 bambini: una vive a Milano, una a Parigi ed il terzo vive a Dubai, li vedo crescere tramite Skype!

Skype e i voli a basso costo hanno cambiato la mia vita di residente all'estero, nel '94 scrivevo lettere a mano e ne leggevo la risposta dopo settimane, i rientri in Italia erano pochi perchè c’era solo il treno, in quanto l'aereo era troppo caro per le mie finanze di studente. Adesso considero un'uscita con un'amica, l’ appuntamento su Skype un venerdì pomeriggio per l'aperitivo e sorseggiamo il nostro bicchiere di vino, mentre parliamo e non importa il continente in cui siamo fisicamente, la tecnologia mi ha veramente reso la vita più facile. La lontananza dagli affetti familiari è sicuramente la cosa che mi pesa maggiormente, probabilmente l'unica che mi pesa veramente e forse sarà il motivo per cui un giorno tornerò in Italia.
In un certo senso, posso definire come lato negativo anche la perdita di un senso di appartenenza, appartenenza completa ad un luogo, ad una lingua, ad un modo di essere. Però lo considero solo relativamente un lato negativo, perchè è semplicemente la conseguenza di questa scelta di vita, mi sento a casa in Liguria, sento che appartengo a quel contesto, ma allo stesso tempo questo mi può succedere a Dublino. E’ malinconico perchè non so bene quale sia il mio posto, ma allo stesso tempo è piacevole.



In base a tutte queste esperienze, che consiglio senti di poter dare a tutti coloro che vorrebbero trasferirsi all’estero?

In questi anni ho conosciuto tanti, troppi, che hanno fatto la scelta di partire su base più emozionale che pratica, perchè erano stanchi dell'Italia, perchè avevano rotto con la fidanzata, etc etc, io credo che un periodo all'estero sia molto positivo, perchè anche se alla fine si decide di far ritorno in Italia lo si fa con una maggiore consapevolezza, riuscendo anche ad apprezzare cose del contesto italiano che facilmente prima di partire non si notavano. E’ sempre facile notare il positivo di altri contesti e sopravvalutarli, mentre spesso non notiamo o diamo per scontato ciò che di buono c'è nel contesto in cui viviamo.
Quindi consiglio, a chi vuole espatriare, prima di partire, di investire del tempo per  studiare bene la lingua del posto, di informarsi tramite ambasciate, mezzi di informazione, internet, sulle possibilità lavorative, sul costo della vita, insomma tutte le informazioni utili tutte per partire preparati e consapevoli.

 

Io sono per l'espatrio:
un espatrio che si può convertire in una scelta di vita, come è successo a me o semplicemente in un periodo. Penso che sia positivo per tanti motivi, però è una scelta che va fatta in maniera lucida e pragmatica, preparandosi alle difficoltà pratiche ed emotive che si incontreranno e questo perchè ho visto tante persone rientrare dopo 2 mesi perchè non erano preparate. Capisco che quando una persona sente l'esigenza di partire, vuole farlo e basta ma bisogna pensare  anche alle molteplici difficoltà che si incontreranno, tra le quali  il dover creare nuovi contatti e nuove amicizie, l’ essere lontano da casa e dagli affetti, e rientrare dopo poco tempo è un  vero peccato, perchè è un'occasione che viene meno e che potrebbe non ripresentarsi.


Di Nicole Cascione 14/02/2011




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