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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN KUWAIT (Kuwait city):
Marcello Grasselli,
manager nel settore del luxury fashion, ha scelto di vivere con la famiglia in un paese arabo
Di Massimo Dallaglio 01/03/2011



Marcello Grasselli, nato a Castelnovo Monti in provincia di Reggio Emilia, di razza bismantovina, classe 1966.
Da 9 anni si è trasferito a vivere e lavorare
in Kuwait; Si è trasferito con la sua famiglia al completo: Sua moglie Ursula Iotti, anche lei reggiana, architetto per sceicchi e tre bambini.
Marcello si occupa di luxury fashion retail (in italiano, come dice lui, vende stracci e affini di lusso).
Dal Settembre 2010, è a capo del più importante Grande magazzino di Kuwait: Harvey Nichols Kuwait in fase di preparazione.



Marcello, raccontaci da dove provieni e cosa facevi quando eri in Italia?
Come detto vengo dalla Bismantova (montagna reggiana n.d.r.) e ho iniziato la mia carriera nel "fashion", da Reggio Emilia, in particolare dalla più grande azienda di fashion reggiana che e' stata una grande maestra ed in particolare in una sua controllata, Manifatture del Nord ; penso che abbiamo tutti capito. Ero area manager Italia per Pennyblack.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l'Italia?
Nel 1997 ho sentito la voglia impellente di una esperienza estera e in particolare asiatica perché la moda andava in quella direzione (per noi commerciali); così Manifatture mi ha mandato in Giappone.
Poi nel 2000, passo alla DOLCEGABBANA e continuo a lavorare nel Far East e nel Middle East ma ero temporaneamente anche in Italia.

Avevi già vissuto all'estero per lunghi periodi prima?
Direi che in Giappone ero residente e poi in seguito ho sempre viaggiato, venendo a contatto con diverse realtà e culture.

Perché proprio in Kuwait?
Un mio cliente in DG, mi ha offerto di creare con lui quello che sarebbe poi diventata una leggenda del fashion retail, VILLAMODA. Quindi mi sono trasferito con Ursula e la prima figlia Rebecca , poi sono arrivati (nati) gli altri due bambini, Gregorio e Lucrezia.



In che cosa consiste la tua attività?
In questo momento sto creando un department store di 10.000 mq dove avremo tutto il top del fashion mondiale e mentre vi scrivo sono a far ricerca di prodotto a NY, di ritorno su Milano per la fashion week.



Oltre a questo per cosa altro si distingue la tua attività?
Per il fatto che siamo in tre al mondo a fare il mio lavoro e io sono l'unico italiano

Quali differenze sostanziali riscontri a livello lavorativo rispetto all'Italia?
Manco troppo dall'Italia per saperlo; noto soltanto che in Italia non c'e' supporto all'imprenditorialità giovane.



Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella italiana?
In maniera graduale e non traumatica malgrado le barriere culturali, la mia famiglia mi ha aiutato molto e soprattutto Ursula che mi ha sempre spinto.




L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?
Il Lambrusco e il salame.


Vivere in Kuwait sotto quali aspetti è meglio che in Italia?
E sotto quali aspetti è peggio?
Pro: lifestyle più elevato e servizi, ritorno economico, opportunità' di business.
Contro: cultura dominante, clima, accessibilità a teatri o locali.


Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme?
Partire per gradi, utilizzando le proprie competenze ed essere pronti ad adattarsi a tanti aspetti non solo del lavoro ma anche di vita.

Che tipo di lavoro/attività/investimento è conveniente praticare per un italiano in Kuwait?
Io suggerisco di investire in se stessi e di operare ben coscienti dei propri limiti e capacita'; in Italia abbiamo tante eccellenze artigianali che possono avere uno sbocco nelle economie in crescita; nei servizi e nell'import.



Pensi che ci siano molti italiani che vivono in Kuwait?
Una comunità di c.c.a 300 persone perlopiù addetti del petrolifero e impiegati della Ambasciata. Ci sono anche personaggi che vivono da 30anni li.


Consiglieresti il Kuwait come meta per espatriare o più per una vacanza?
Nessuno dei due; nel primo caso se non si e' armati di spirito di adattamento e nel secondo caso... non c'e nulla da vedere se non i pozzi di petrolio (che non producono solo quello ma anche tanti soldi e inquinamento).



Di Massimo Dallaglio 01/03/2011


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