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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN SPAGNA:
SPAGNA (Malaga): Selena, un’espatriata “senza fissa dimora” attualmente nella Costa del Sol

Di Tania Bolsi 04/04/2011



Un’occasione di lavoro, una valigia pronta da tempo, un biglietto di solo andata per Mallorca e nessun rimpianto. Così Selena, 32 anni nata con la voglia di espatriare, ha lasciato Pordenone nel 2004 per l’isola simbolo delle notti brave nelle Baleari, dove ha lavorato come animatrice turistica, hostess, cuoca, agente di viaggi. Nerja, cittadina dove vive oggi, e l’Italia non sono i suoi “luoghi nel mondo”, quelli dove ci si sente vivi e si vive in armonia con la filosofia del posto; in attesa di partire verso altre mete Selena ci racconta della sua vita in Spagna, come potete leggere fra i post del suo blog.



Che cosa ti ha spinto a scegliere di lasciare l’Italia?
La voglia di espatriare ce l'ho nel sangue: l'ho sempre voluto; i paesi stranieri mi hanno sempre affascinata; adoro le lingue straniere e conoscere altre culture. Non mi accontento di viaggiare, io voglio vivere nei posti che visito, se ne ho la possibilità. Ho sempre affermato che non mi sarei fermata in Italia. La spinta vera e propria é venuta dopo la laurea, quando il docente che mi seguiva nella tesi mi disse, dopo avergli chiesto informazioni riguardo ai dottorati nella sua materia, che lui stava già raccomandando un'altra ragazza quindi per me non c'erano possibilità! Purtroppo questo mi ha demotivato a continuare gli studi preferendo trovare subito un lavoro, uno qualsiasi.

Quando hai deciso di mollare tutto?
La prima prova l'ho fatta a 21 anni, lavorando in Inghilterra come ragazza au-pair (alla pari), esperienza non troppo felice ma che mi ha fatto capire che potevo adattarmi a tutto. Ho dovuto aspettare di finire l'università per essere libera di andarmene dove volevo, aiutata anche dal fatto che non riuscivo a incontrare nessun lavoro che mi permettesse di mantenermi fuori casa.

Come mai hai scelto la Spagna?
Direi che la Spagna ha scelto me! Non ho mai avuto interesse per questa nazione, ho studiato spagnolo all'università come lingua di ripiego, e con buoni voti malgrado il poco interesse. Quando ho deciso di partire ho fatto un colloquio con un'agenzia di animazione che mi ha subito proposto un lavoro a Mallorca. Ho accettato, ma solo perché é stata la prima proposta; se avessi aspettato sarei partita per altre destinazioni. A Mallorca il classico colpo di fulmine mi ha fatto decidere di fermarmi, mi dicevo che sarebbero stati pochi mesi, e invece son quasi passati sette anni!



Quali lavori hai svolto dopo l’espatrio?
Con l'agenzia d'animazione italiana son durata poco a causa delle troppe ore di lavoro, dello stipendio basso e della maniera di lavorare. Ho avuto fortuna trovando subito lavoro per un'altra agenzia, spagnola stavolta, che mi ha fatto lavorare da sola in un hotel con turismo spagnolo, dove ho migliorato rapidamente la lingua. Poi ho lavorato come cameriera-cuoca, passando in seguito nell'aeroporto lavorando per Vueling, Easy Jet e Ryanair coprendo tutti i posti (vendita biglietti, check-in, boarding, controllo passaporti e coordinazione in pista). Un lavoro stupendo, ma con orari tremendi, e a un passo dal contratto fisso, cercando un ritmo di vita più leggero, ho mollato tutto per diventare segretaria-traduttrice in una scuola privata inglese, poi relazione pubblica per italiani in un hotel, agente di viaggi per un'agenzia di viaggi on-line e anche insegnante d'inglese in una scuola di Málaga. Direi che ho spaziato in tutto, avendo così la possibilità di usare e migliorare le lingue, e farmi molta esperienza nel settore del turismo. Attualmente sono madre a tempo pieno: ho un bimbo di 8 mesi.


Come sei arrivata a Malaga?
Dopo cinque anni ci siamo spostati a Málaga per cambiare: perché l'isola é bella, ma per una persona come me abituata alla penisola dopo un tempo può diventare come una gabbia, per i problemi nel collegamento (solo via aerea e mare). Direi che Málaga é stata scelta scartando tutte le altre città sul mare, come Valencia, e quelle culturalmente interessanti ma troppo calde, come Sevilla, o troppo care, come Madrid e Barcelona.



Dici di non aver ancora trovato il tuo “luogo nel mondo”: direi che l’Italia non è questo luogo, perché?
Nella mia mente il mio luogo nel mondo dovrebbe essere il posto, in questo caso la nazione, che più si avvicini ai miei ideali perché puoi vivere in un "paradiso" ma non condividere la cultura o le idee della gente che ti circonda. Ed é quello che mi succede sia con l'Italia che con la Spagna. L'Italia non é il mio luogo perché mi son sempre sentita distante dall'essere italiana, e tuttora mi sento tale. Non condivido la forma di vita che mi imponeva la mia cultura: quella del "studiare-trovare lavoro-comprare macchina-comprare casa-sposarsi-fare figli-ferie10 giorni l'anno". Non é che volevo di più, volevo qualcosa di diverso.
E lo sto ancora cercando, purtroppo. Ma almeno all'estero mi sento libera di essere me stessa fregandomene delle critiche.


Prevedi di spostarti ancora?
Fosse per me cambierei paese ogni due anni, ma purtroppo ho un compagno che non la pensa come me ed é già tanto che abbia accettato di lasciare Mallorca! Poco a poco lo sto convincendo che vivere all'estero é un'esperienza che arricchisce, che la vita é una sola e che vale la pena viverla, e che io, purtroppo, non posso cambiare la mia natura. Ora mi trattiene anche l'avere un figlio, ma solo perché devo organizzare un trasloco in maniera più dettagliata e sicura. Nel 2009 stavo per fare le valige ed andarmene in Germania, ma la notizia della gravidanza mi ha fermato: non valeva la pena rischiare in quel momento. Così per ora rimane tutto in sospeso.


Che cosa ti manca dell’Italia?
Mi mancano i buoni sapori dei cibi, quelli che all'estero si faticano a trovare; prodotti regionali come la gubana, o nazionali come la mozzarella, il pane, la pizza e la pasta; mi mancano anche molti luoghi ai quali sono affezionata, e passare qualche ora in una libreria con libri italiani: ma per questo ho già trovato una soluzione comprando libri via internet! E mi mancano i veri amici, quelli con cui ricordare il passato, cosa che all'estero non si può fare, perché non hai un passato, hai solo un presente e un futuro.


Che cosa invece non ti manca dell’Italia?
Non mi mancano le restrizioni, le regole, le critiche, gli uffici comunali, essere servile per ottenere ciò di cui ho bisogno e il gioco delle apparenze (cosa che almeno qui posso evitare).

É stato difficile ambientarti in un paese nuovo?
Per certi aspetti non é stato difficile: riguardo al cibo non ho mai avuto problemi perché non son una fanatica del "lo voglio tutto come in Italia": c'è gente che non può vivere senza caffè italiano, io no, posso farne a meno. E anche per la tv, la musica e i film é lo stesso, li vivo in spagnolo, e non noto la differenza. Ma tutto questo anche perché convivo con uno spagnolo e quindi l'ho trovato normale. Con gli anni comunque avere qualcosa d'italiano fa star bene, che la nostalgia c'è sempre. Riguardo alla cultura quella é la parte più difficile, perché ci sono degli aspetti o delle abitudini che non condivido. Per la lingua non ho avuto problemi, non solo perché l'avevo studiata all'università, ma anche perché ho avuto la fortuna (ma anche sfortuna) di non avere mai italiani vicino, così ero costretta a parlare solo ed unicamente in spagnolo. Neanche per gli orari mi son preoccupata, mangiare alle 3 del pomeriggio come cenare alle 10 di sera mi sembra così normale, che l'anormalità ormai é pranzare alle 12 e cenare alle 19! La parte difficile é stata, ed é tutt'ora, vivere in un contesto solo spagnolo, perché in fin dei conti io non posso parlare delle mie esperienze passate senza dover sempre spiegare e raccontare com'era questo passato. A volte, ad esempio, mi ritrovo a dover ascoltare discorsi sulla loro infanzia dove loro, gli spagnoli, ridono e condividono i loro ricordi, mentre io non posso fare lo stesso. Son queste piccole cose che tagliano fuori lo straniero, soprattutto all'inizio.

Che cosa condividi e che cosa non condividi dello stile di vita del paese che ti ospita?
Non condivido il perenne ritardo! Vengo da una regione dove la puntualità é d'obbligo, quindi ritrovarmi a vivere con gente ritardataria mi fa imbestialire! Ma ormai ci son abituata. Odio il menefreghismo verso le cose importanti perché ancora oggi la filosofia di vita é quella di vivere il momento e del domani si vedrà. Io non ci riesco, son cose che purtroppo non fanno parte del mio bagaglio personale; a me piace pianificare (almeno un po’) il mio futuro, mi piace avere dei progetti. Comunque dopo tanti anni, soprattutto vivendo con uno spagnolo, si cambia anche maniera di vivere e ci si adatta, con fatica, ma ci si riesce. Ho comunque imparato, e questo é un bene, a non preoccuparmi troppo dei problemi perché spesso la vita qui mi risulta stressante. Quello che invece non sopporto é il continuo gridare della gente, soprattutto per strada, o durante una conversazione; la difficoltà nel riuscire a dire la mia perché non lasciano il tempo di controbattere! Comunque per quanti anni possa vivere qui e per quanti sforzi possa fare per adattarmi, non riuscirò mai a trasformarmi in una perfetta spagnola che balla, canta, batte le mani e si mette gli abiti migliori per le processioni varie che ci sono tutto l'anno!

Attualmente la Spagna non naviga in buone acque, com’è viverci?
Purtroppo da due anni la condizione di vita in Spagna é cambiata. Son arrivata qui nel 2004: trovare lavoro era facile, anzi, ricordo che ne cambiavo anche tre o quattro in un anno, a volte lavorando in due posti differenti allo stesso tempo per finire il contratto. Ora invece trovare un lavoro é abbastanza difficile, e molto dipende dove si vive. Non nego che l'esser venuta a vivere in un paesino come Nerja sia stato un errore dal punto di vista lavorativo, almeno per me, però ci guadagno in altri aspetti. Oltre alle difficoltà nel trovar lavoro, il rincaro dei prezzi non aiuta, anche se son ancora più bassi dell'Italia, ma non di molto ormai. Gli affitti, la benzina, il cibo, comparandoli sei anni fa direi che son aumentati moltissimo. Si esce molto di meno, tutti aspettano i saldi per fare spese e la gente é molto più triste. Gran parte della popolazione vive della disoccupazione, ogni giorno al telegiornale ci son notizie negative sulla politica e le condizioni di vita e, purtroppo, l'essere straniero a volte non aiuta.

Sei partita molto giovane. La Spagna è per molti giovani italiani, che vorrebbero espatriare, una meta molto ambita. Quali consigli ti senti di dare loro?
Prima di tutto imparare la lingua prima di venire in Spagna. Certo la classica frase "io capisco lo spagnolo" non significa che poi si sia in grado di comunicare. Comunque é un punto a favore saperla, e poi gli spagnoli son sempre ben disposti ad insegnarla, in questo non ho mai visto nessuno che si tiri indietro. Vivere la Spagna é ben diverso che venirci in vacanza o in Erasmus perché comunque chi ci viene per un periodo breve, sapendo che presto se ne andrà, la vive in maniera differente da chi ci viene con il progetto di rimanerci. Vivere da spagnoli, soprattutto, e non da italiani che vivono all'estero. Non capisco coloro che espatriano per continuare a vivere come in Italia, parlando la propria lingua, mangiando solo cibo italiano, continuando a vivere con gli orari di prima, relazionandosi solo con italiani. Questo é vivere come in una colonia, il che non ha senso. Vivere all'estero significa certo essere italiani nella propria casa, ma anche adattarsi al paese che ci ospita, perché solo così lo si vive davvero. E per ultimo visto che viviamo nell'era di Internet cercar un lavoro prima di trasferirsi per rendere le cose più semplici, o comunque organizzarsi bene per qualsiasi evenienza. Sembra impossibile perché molti pensano che la Spagna sia un paese simile all'Italia, ma ho visto molti italiani arrivare pieni di illusioni convinti che fosse tutto semplice e scappare da questo paese in pochi mesi perché non riuscivano ad adattarsi allo stile di vita spagnolo.

Sei felice della tua scelta oppure torneresti indietro?
Sono felice di essere partita, come avevo sempre desiderato fare. Forse avrei preferito scegliere altre mete invece della Spagna, o almeno avrei voluto continuare i miei spostamenti, visto che ne avevo la possibilità. Ma a 25 anni si ragiona con il cuore, pensando che una relazione vada vissuta intensamente.; a 32 si capisce che le relazioni possono anche essere vissute a distanza, e che i progetti personali devono essere portati a termine, se ci sono le condizioni per farlo. Personalmente non mi pento, anzi, sono felice di aver seguito i miei sogni, e di continuare a farlo, anche se a rimetterci é stata la mia condizione lavorativa.

Tre buoni motivi per espatriare o venire in vacanza a Malaga.
Io vivo a 60 kilometri da Malaga in un paesino turistico, Nerja, e posso consigliare questo luogo come meta di vacanze per le spiagge stupende che possiede, per il centro storico molto ben conservato e per la gran quantità di locali notturni. Perché Nerja ha il pregio di offrire una buona vacanza a chiunque, sia che voglia rilassarsi o divertirsi, ed é secondo me, il miglior posto della Costa del Sól. Málaga invece é una città che si visita in un giorno, la trovo rilassante, interessante e molto tipica, dove si possono gustare tutti i cibi spagnoli a buon prezzo, e assaporare una tapas in locali senza tempo, con la sensazione di poter sentire e vivere quella Spagna che oramai si vede solo nel vecchi film in bianco e nero



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Di Tania Bolsi 04/04/2011




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