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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN BRASILE:
Pasquale: dall’Africa al Brasile... progettando il ritorno in patria

Di Emiliana Pistillo 21/06/2011



Pasquale è un ex manager e commercialista romano, di 65 anni, ha viaggiato in Italia, Europa, Africa.
Dal 2002 è in Brasile con la moglie brasiliana e la figlia italiana nata nel 2001.
Vive tante esperienze ma scopre un Brasile che non è più quello che aveva conosciuto e allora arriva all’idea di ritornare in Italia.
Dal 2006 l'inflazione è aumentata, il cambio è sceso, il Brasile è peggiorato, i costi sono aumentati, la violenza è cresciuta del 70%. Anche la figlia è cresciuta e io ho cominciato a capire la non cultura-brasiliana, il razzismo, la violenza gratuita, gli assalti, le decine e decine di morti al giorno, e tante cose che se anche hai i soldi non puoi avere”.


Che vita facevi prima di decidere di partire?
Nella mia vita ho svolto, almeno dopo i 30 anni, sempre attività di manager, o Top-Manager, come si dice qui lider. Ho abbandonato l’attività, ben remunerata, come ispettore della Ina-Assitalia, perché stanco di viaggiare e vivere bene in hotel di lusso. Mi sono dedicato alla libera professione e, come un sassolino gettato in una acqua calma, l'onda che ha causato si riflette e ritorna: un cliente mi ha portato altri clienti, un cliente importante, altri clienti importanti, e quindi ero sempre richiesto, con una vita famigliare molto disordinata, vari figli, diverse mogli, e 2 figlie adottate dall'Africa, poiché al momento la moglie era della costa d'avorio, Cote d'Ivoire, francese. Ma la mia attività, quasi sempre a progetto, come oggi regolamentata, era determinata da un contratto e fatturavo le mie competenze e le mie %  con fattura + iva, con una delle mie società di servizi.

E com’è nata l’idea di espatriare?
Negli anni 70-80 la mia attività determinava per me un reddito importante, 250.000 lire l'ora, un milione al giorno, negli anni 90 scese a circa 350 milione anno, e nel 2000 8 milione al mese, e poi 5 milioni al mese, per cui, avendo al momento una compagna, avvocato di Rio, a Roma, ed una figlia di un anno e sei mesi circa, ho cominciato a valutare la possibilità di trasferirmi in Brasile.


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Come ti sei mosso all’inizio?
Ho cercato di valutare il mio patrimonio, la mia rendita dello studio professionale come commercialista e l'affitto di una villa al mare di Roma: a conti fatti al cambio di allora 1 Euro (appena arrivato) = 2,5 reals, salario minimo in Brasile 180 reals, analizzati costi e le località via internet, stanco del correre e del viaggiare prima come ispettore, e poi sempre come manager, ho venduto alcune cose, ho creato un fondo ed ho calcolato l’ipotesi di vivere in Brasile senza lavorare, usando gli Euro dell'Italia, la rendita, il capitale, sino al 2011. Poi sarebbe dovuta arrivare la pensione, che invece arriverà solo nel 2012. Quindi, comprare casa, e vivere bene, con villa, piscina, domestica, etc. Il cambio mi è stato favorevole perché sino al 2005 è salito sino ad 1 Euro = 3,8 relas, e nonostante la forte inflazione, locale-Brasile, tutto ok. Per questo sono rimasto qui.

Cosa hai intenzione di fare ora?
Dopo febbraio 2012, cioè dopo l’arrivo della mia pensione, a 66 anni, e la legalizzazione della V elementare di mia figlia, possiamo, vendendo la casa, i mobili e tutto quello che abbiamo, rimpatriare con l’aiuto del consolato, si chiama rimpatrio assistito.


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Perché vuoi rimpatriare?
Vogliamo rimpatriare per 3 importanti motivi:
1) l’estrema, totale, violenza gratuita e incomprensibile che si estende, la naturalità degli abusi sui bambini, delle morti per un furto, etc.
2) la grandissima differenza cultura, l’assurdo modo di affrontare, di pensare ai problemi, la scuola, il pensiero, il razzismo e tante, ma tante cose, incomprensibili;
3) l’aumento vertiginoso del costo di vita, l’inflazione, gli interessi… Praticamente in una cittadina che nulla offre, con tutto in pessimo stato, senza raccolta rifiuti, senza fogne, senza acqua piovana, etc. Solo le persone sono molto ma molto semplici, come in Africa, ma in un stato come Brasile, che si ritiene quasi primo mondo, per un italiano anche viaggiato come me ci vogliono anni per comprendere. E quindi è ora, mollo tutto e rientro in Italia. Andrò nel sud di Italia, in Calabria,  a Scalea (ricerca internet e conoscenze), perché adesso qui la vita é più cara che in Italia, nonostante il cambio. Quindi sto cercando di preparare un rimpatrio, per Marzo 2012, dopo la pensione.

Come ha reagito la tua famiglia alla decisione di tornare in Italia?

Anche mia moglie che ha vissuto in Italia, a Roma, e non solo. Vede, capisce queste differenze, ed il nostro pensiero cade su nostra figlia Laura, che vede la casa senza intonaco, le strade rotte , brutte, sporche, il modo di fare… Segue con la sky altre trasmissioni e la Tv italiane, e si chiede del treno, della nave, del tram, del cinema, del museo, come di fatti semplici, mancanza dell’acqua potabile, o dell’acqua, sbalzi continui ed interruzioni di corrente, il mangiare, il vivere quotidiano, il dire “si, certo” e poi nulla succede, fissare un appuntamento e nulla succede.. etc.




Cosa cercate di ritrovare, allora, in Italia?
Cerchiamo la nostra cultura italiana, questa la prima cosa, la tranquillità, nel senso della assenza di assalti con morti, un paesino tranquillo e pulito, dove “all’italiana” quasi tutto funziona, e non quasi tutto “non esiste”. Dove se esiste non funziona, e se esiste e funziona, funziona male, ma un male che per noi ha del incomprensibile. Vogliamo comprare possibilmente una casetta, che abbia uno spazio interno, che costi al massimo 50-60 mila euro, poi se si trova al mare, in collina, è da sistemare, si fa’…, Scalea come altri posti in Calabria, è una possibilità, come altre dal punto di vista immobiliare. Quello che ci può preoccupare, non sono le distanze, qui un comune piccolo ha 80.000 abitanti, la città vicina è a 150 km, 3 ore di auto. E poi qui tutto costa più caro di Roma. Vogliamo la scuola media dove si trova la scuola superiore, l’università, l’ospedale (ho avuto un infarto nel 2003). Se si può tentare di lavorare nel turismo, in modo semplice, da cameriera, reception, villaggi, o professionale, con fattura e partita iva. Siamo poliglotti: parliamo italiano, portoghese, inglese, francese, spagnolo e tedesco. Ed infine, importante, vogliamo vivere dove si riesca a vivere con 900 Euro al mese di pensione, pagando la luce, il telefono, internet, gas, fare la spesa, la benzina per una auto per rari spostamenti, il bollo, l’assicurazione, la scuola, il vestiario (al discount, in fiera, tutto comunque è di migliore qualità che qui, anche la semplice insalata, piena di agrotossici, le uova, il vino, i formaggio, la pasta, lo zucchero, il caffe). Noi qui siamo nella fascia dei 3 salari minimi, che chiamano al di sopra della miseria, e della povertà, la prima fascia sociale media, ma si è di fatto poveri , sporchi e brutti, senza possibilità e senza futuro., allora come il film “Poveri ma belli”, almeno tranquilli, puliti, sicuri, tra nonnine ed amici.
Manco dall’Italia da 10 anni e non so com’è oggi. Sono partito con l’avvento dell’euro e non riesco a valutare, pur essendo un economista e un commercialista, se faccio i rapporti di potere di acquisto, se vince vivere in Italia, anche riguardo al semplice cambio. Ma bastano 900 euro, senza grilli per la testa, come qui del resto. Magari cercando di fare lavoretti stagionali… Comunque si tratterebbe di una qualità di vita completamente differente (solo la differenza di alimentazione e di acqua: ho perso tutti i denti, in 5 anni, ho solo quelli davanti).

Oggi come si vive in Brasile?
Nel 2011, siamo al paradosso, con 100 euro al mese, prima ero ricco, adesso sono nella fascia della povertà, ed i costi di alimentazione, la casa è di proprietà, pagata in contanti, crescono al ritmo del 10% al mese, come gli interessi bancari 135 capitalizzato al mese…


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Hai avuto anche esperienze in Africa, ce le racconti?
Ho avuto diverse mogli: spagnola, russa, iraniana, romana, africana, brasiliana, etc.
Una consulenza, per una grande impresa di caffe (ILLY e Palombini) mi ha avvicinato al mondo africano, inglese e francese.

Com’è stato il tuo primo impatto con l’Africa?
In una ambasciata, quella della Costa d'Avorio, ho conosciuto Jeannette, che sarebbe poi diventata mia moglie, pertanto per lavoro, la prima volta sono andato in Africa, dove non c'e' nulla, con o senza soldi, dove le malattie che pensi siano sparite invece ci sono, dove l'unico bianco ero io, in un villaggio sperduto, per controllare la qualità della produzione dell'olio di palma, usato per i cosmetici, per conto di una grande industria francese. Tempo circa 10 mesi.

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Ma poi ci sei ritornato…
Al mio rientro ho pensato di vivere un poco in Africa, ed ho fatto costruire nel villaggio di mia moglie una grande casa, siamo ritornati in africa, con un container, con una Grande Range Rover (che poi e' rimasta li..), e migliaia di regali.

Come hai vissuto poi in Africa?
Ho lavorato, abbiamo passato il Natale con il capo del villaggio, e tante esperienze da raccontare. Ho adottato due bambine e non essendoci anagrafe è stato facile diventare genitori. Oggi sono grandi e vivono a Roma. Comunque vivere in Costa d'Avorio (anni 90-99) era impossibile.

E in Brasile?
Vivere in Brasile 2011, è vergognosamente impossibile, perche qui se c'è qualcosa, non funziona, o funziona male, altrimenti non c'è. Allora era meglio l'Africa, bellissima, dove non c'è, punto e basta.
 
Di Emiliana Pistillo 21/06/2011



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