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IL GIRO DEL MONDO SENZA SOLDI:
Giuseppe, classe 1975, è partito da Sarzana nel 2003 in autostop per fare il giro del mondo, ha terminato i soldi in India nel 2004.

Di Giacomo Savonitto 21/09/2011



Giuseppe, classe 1975, partito da Sarzana nel 2003 in autostop per fare il giro del mondo, ha terminato i soldi in India (2004) e da la' ha continuato completamente al verde!
Tutto iniziato per una delusione d'amore (si dice cosi' no!!!)


“Era una soleggiata giornata di settembre, esattamente il 10/09/2003, dopo essermi sentito al telefono con la ragazza che fino a quel al momento mi era stata compagna, decisi che era giunto il momento di partire e andare in Palestina. 

Ero determinato, e in un certo modo fuori di senno. Presi poca roba, lo zaino e gli ultimi soldi che mi erano rimasti: 1.330 euro. Dopo aver salutato i miei mi incamminai per l'autostrada”




Inizia così il viaggio di Giuseppe, un uomo di 36 anni che otto anni fa uscì di casa determinato a raggiungere la Palestina in autostop ed è così che iniziò il suo giro del mondo, che dura ancora oggi. Una volta raggiunto il casello autostradale, Giuseppe incontrò un ragazzo bulgaro, conosciuto qualche giorno prima ad una festa studentesca e da lì, in poco più di venti ore si ritrovò a Sofia, la città non gli ispirava molta fiducia e aveva solo un visto di transito per 24 ore, così è riuscito a trovare un altro passaggio ed arrivare in Grecia. Da lì il suo viaggio proseguì con passaggi offerti da camionisti o a volte addirittura dalla polizia, preoccupata più di lui per la sua incolumità in certe aree malfamate. Una volta giunto ad Atene, Giuseppe intraprese un tentativo di entrare in Israele trascorrendo tre giorni e tre notti nascosto nella stiva di una nave cargo, senza né acqua né cibo, per poi essere scoperto all’uscita del porto Israeliano per mancanza di timbro sul passaporto e così rispedito indietro pagando il viaggio di andata e ritorno. Insomma Giuseppe non si è mai posto dei limiti e ha quasi sempre affidato alla sorte le sue decisioni, specie quelle più importanti, semplicemente lanciando in aria una monetina e senza mai opporsi alla scelta del destino. Tuttalpiù in alcuni casi, come quello di entrare da clandestino in Israele, ha provato a lanciare la monetina un paio di volte in più, arrivando al meglio dei tre.




“Volevo vedere cosa sarebbe potuto accadere... lascio il timone e guardo cosa accade, così facendo capisci i venti, le correnti: se qualcosa ti fa evitare scogli e iceberg puoi iniziare a capire la provvidenza.
Io non ho mai precluso o pregiudicato come impossibile niente ma sono sempre stato anche uno scettico, se i miracoli possono accadere voglio capire come possono accadere anche se capire è capire che non posso capirli, ma ciò voglio apprenderlo da solo, e non ritrovarmelo già pronto.”




Dopo il fallito tentativo di entrare in Israele, Giuseppe riprese il suo cammino e a 3 mesi da quando era partito da Sarzana, dopo aver attraversato Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Grecia, Turchia, Siria e Giordania, si ritrovò finalmente al Cairo, in Egitto,  con ancora 300 dei 1330 euro di budget iniziale, nessuna idea precisa su come continuare il proprio viaggio ma assolutamente nessuna intenzione di tornare a casa. Così scriveva ai tempi, con poche idee concrete ma nessun timore ad affrontare ciò che il destino gli preservava:




“..ora ne ho ancora 300(euro)...e quando finiranno chissà...e' una specie di impresa....e vediamo come va a finire...per ora tutto qua...ciao Giuseppe... “




Dopo dure settimane di viaggio e lunghe notti trascorse per le strade del Cairo, Giuseppe arrivò finalmente a Suez dove, con grande sollievo, ritrovò un ambiente famigliare e quella solidarietà umana che gli era tanto mancata nell'ultimo periodo e fu così che decise di trascorrervi il natale.



“Dopo tanto penare e squallore eccomi in una parte di casa. Suez è un villaggio: le dinamiche sociali sono come in parallelo con qualcosa di mio, respiro aria familiare, sono tranquillo e rilassato. 
[..]Suez e' luogo di fusioni equilibrate, la gente pensa e vive, non e' una metropoli solitaria, c'è solidarietà.
Mi stanno praticamente offrendo di tutto, sono apprezzato a colpo d'occhio. Traspare ciò che di b
ello sono e ho da donare. Bellezza e bontà nell'uomo, fusione con l'essenza divina cosmica, gioia di vivere, fratellanza popolare.”

Da quel momento il viaggio di Giuseppe non si è più fermato; certo due volte è ancora passato dall’Italia (2004-2009), ogni tanto sua sorella gli ha inviato in regalo dei soldi per i visti o per alcuni voli ma lui ha sempre usato solo quelli strettamente indispensabili per oltrepassare la frontiera e ha donato i rimanenti appena entrato nel paese che si accingeva a visitare, dove si sarebbe poi affidato allo spirito di solidarietà delle altre persone, senza neanche un quattrino in tasca. Giuseppe ha smesso di tenere soldi in tasca quando si trovava in India nel 2004 e da quel giorno fino ad oggi, ha girato mezzo mondo, anzi, ormai quasi tutto,  pagando solo per i visti e per qualche sporadico volo aereo con i soldi donati o guadagnati. 
In questi anni Giuseppe ha viaggiato in Medio Oriente, Sud America, Asia, Oceania ed ora si trova in Africa dove, dopo un periodo trascorso con una carovana di musicisti provenienti da un po' tutto il mondo, dandosi all'avventura con canti e balli, dormendo sul bordo della strada e tirando su qualche spicciolo con musica di strada dilettantistica, si è finalmente addentrato nell'Africa nera, non senza qualche fondato timore.






“Il primo impatto con l’Africa nera personalmente mi ha fatto un po’ paura, mi sono detto, e ora come si fa a chiedere qui? Io bianco europeo che chiedo da mangiare in Africa, sarà possibile, e l’autostop funzionerà? “



Dopo qualche inconveniente con le forze dell'ordine della Mauritania, dove pochi giorni dopo sarebbero stati rapiti un italiano e la moglie del Burkina per conto di Al Qaeda, Giuseppe riuscì poi a raggiungere il confine con il Senegal e ad oltrepassare la frontiera senza problemi, anche qui senza neanche un soldo in tasca.



“Parto a piedi in direzione Saint Louis, Senegal, sono in Africa nera, mio Dio ce l’ho fatta! Non mi hanno fermato, sono libero di camminare di nuovo e commosso piango mentre cammino ed esco dal villaggio di Rosso Senegal e dalle tensioni di non libertà di movimento che ho vissuto in quei pochi giorni di soggiorno in Mauritania.” 



Ora Giuseppe si trova a Inhambane, in Mozambico dove ha trovato un lavoro temporaneo in un internet café e vive minimalista, dormendo in terra e facendosi la doccia all’aperto con l’acqua presa da un secchio con una bottiglia di plastica tagliata. Anche ora, in cambio del suo lavoro, Giuseppe non riceve salario ma solo vitto, alloggio, il passaporto e le spese di estensione del visto.



“Il vero motivo per cui sono in Africa: entrare dal Marocco, arrivare in Sud Africa e uscire dall’Egitto, senza soldi. In pratica un cammino divino, un pellegrinaggio di amore, solidarietà, pace e umiltà con tutta la mia più grande fede e il mio più grande coraggio per dimostrare che i soldi non sono niente di fronte alla verità, l’onestà, la determinazione, il destino e l'umanità solidale, e che è possibile. Si è possibile! Figlio dell'umanità mi faccio.”


Il Blog di Giuseppe:
http://gaiatrotter.blogspot.com

Di Giacomo Savonitto 21/09/2011

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