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UN'ATTRAZIONE IRRESISTIBILE PER LA CINA: Daniele
Daniele insegna cultura cinese a Cork in Irlanda
Di Giacomo Savonitto 29/01/2012



Daniele è un ragazzo marchigiano che, all'età di ventuno anni, decise che l'Italia gli stava un po' troppo stretta e partì per la Cina, un paese di cui sapeva poco e forse proprio per questo esercitava su di lui un'attrazione irresistibile.
Otto anni dopo Daniele ha salutato anche la Cina, non perché l'avesse stufato ma semplicemente perché, consapevole di quanto il mondo sia vario, era determinato a visitarne ogni suo angolo recondito.
Per una serie di circostanze Daniele si trova ora a Cork, in Irlanda, dove insegna cultura cinese a dei ragazzi che hanno l'età che aveva lui quando decise di partire per la Cina. Le sue valigie non sono comunque ancora disfatte del tutto e Daniele sta solo aspettando che si presenti l'occasione giusta per ripartire, magari questa volta per l'America latina, o per la Corea del Nord, o forse per le zone rurali del Giappone.
Insomma la prossima tappa non è ancora stata stabilita ma una cosa è certa, i luoghi da vedere sono ancora tanti e Daniele non ha alcuna intenzione di rinunciare a scoprirli.


Quando hai pensato per la prima volta a lasciare l'Italia?
Fortunatamente ho cominciato a viaggiare fuori dall'Italia molto presto, a 10 anni con i miei genitori, a 14 da solo. Questo ha molto influito sulla mia personalità in termini di interesse verso culture e paesi diversi. Ricordo che passavo molto tempo a sfogliare gli atlanti e i libri di geografia. Imparai a memoria tutte le capitali dei paesi del mondo.
A 19 anni mi sono iscritto a Lingue e civiltà orientali (cinese) all'Università “La Sapienza” di Roma. Perché ho scelto cinese? Perché non sapevo nulla della cultura cinese e perché volevo lasciare l'Europa il prima possibile. A 21 anni sono finalmente andato a Pechino per un periodo di studio organizzato dall'università. Ho capito che era ora di dire ciao all'Italia per un bel po'. E così è stato.

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Come mai hai scelto proprio la Cina?
Quasi per caso. Io volevo semplicemente andare in un paese a me completamente sconosciuto da un punto di vista culturale. Un paese lontano. Un paese che sia il più “diverso” possibile. Un paese grande e con una grande storia. Avevo inoltre il mito di quel ragazzo di fronte ai carri armati vicino a piazza Tian’anmen, dopo il massacro del giugno 1989.

La preparazione universitaria ti è bastata per riuscire a muoverti senza troppe difficoltà nel mondo cinese?
La preparazione universitaria ti dà un’infarinatura generale, i mezzi base per affrontare la Cina, la sua gente, la sua culturale. Diciamo che il corso universitario è un’introduzione. Un’introduzione fondamentale. Devo molto ai miei professori di Roma, li sento ogni tanto e li ricordo con affetto. Ma è ovvio che il grosso del lavoro devi farlo tu. Andare a lezione e studiare sui libri non basta. Bisogna aggiornarsi, leggere i giornali, le riviste. Vedere film cinesi, documentari, leggere romanzi e fumetti. Avvicinarsi ai cinesi che vivono in Italia, comunicare con loro, conoscerli, invitarli a casa tua, scambiare quattro chiacchiere con loro.

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Dopo 8 anni riuscivi a sentirti a casa? O continuavi a considerarti uno straniero?
Se rispondo “entrambi” ti sembra contraddittorio? Ti dico che spesso mi sento più a casa mia a Pechino che in Italia o in Irlanda, dove vivo ora. Al tempo stesso però “cinese” non lo diventerai mai. Né io voglio diventarlo. Non credo in quella che i media chiamano “integrazione”, è una stupidaggine. Uno non cambia cultura così come cambia mutande. Come è che cantano i tifosi allo stadio? “Puoi cambiare la fidanzata, ma non puoi cambiare né mamma né squadra di calcio”. Ecco, funziona un po’ così.

Come facevi a mantenerti? Il salario medio di un cinese è sufficiente per vivere dignitosamente?
Cosa è dignitoso per te? Per un italiano? Per un cinese? La risposta a questa domanda è ovviamente “dipende”. Durante il mio periodo in Cina mi sono mantenuto quasi esclusivamente grazie a borse di studio del governo cinese. Ho fatto anche moltissimi lavori part-time, tipo la comparsa per film e pubblicità, l’interprete, il traduttore, il giornalista free lance, la guida turistica, l’insegnante. La mia borsa di studio era il doppio del salario medio di un operaio. A me bastava a malapena. Ma ovviamente un occidentale a Pechino vive molto diversamente da un operaio o da un contadino cinese. In Cina c’è molta disparità sociale, molta differenza tra zone urbane e zone rurali, tra aree centrali e periferiche delle metropoli. I cinesi vivono ognuno a modo suo, in base ai soldi che riescono a portare a casa a fine mese. C’è chi vive con 100 euro al mese, e a chi non ne bastano 10.000.

Ora sei in Irlanda. Com'è tornare a vivere in Europa dopo tanto tempo?
Bella domanda. Non so, mi sento molto confuso. Non mi manca la Cina, perché ero un po’ stanco e molto stressato della mia vita a Pechino. Ho passato una bellissima estate con famiglia ed amici nella mia città natale, Macerata. Ho da poco cominciato una sorta di “nuova vita”, perché ho terminato il dottorato e sono un lavoratore a tutti gli effetti. Inoltre vivo in una città anglosassone, con uno stile di vita, abitudini, cibo e tempo molto diverso non solo dalla Cina ma anche dall’Italia. Al momento mi trovo molto bene, sereno, un po’ troppo impegnato col lavoro forse. Vorrei avere più tempo per godermi l’Irlanda, visitare le sue città, studiarne storia, cultura, politica, passare più tempo con gli irlandesi.

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Credi che ti fermerai lì per molto tempo? Hai già qualche altro piano per il futuro?
Non ho intenzione di fermarmi qui a lungo. Ma non si sa mai. Sono in Irlanda per puro caso. Cercavano un docente di cultura cinese in questa università che non avevo mai sentito, ho fatto domanda “tanto per tentare” ed ora eccomi qua. Pura fortuna. Io avrei preferito andarmene in America Latina, una parte del mondo che non ho mai visitato e restarmene per qualche mese o anno là. Oppure fermarmi un po’ a Macerata a riprendere un po’ di identità marchigiana. Invece eccomi qui, ad insegnare storia della Cina all’università di Cork.


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A parte la Cina e l'Irlanda, so che hai visitato anche molti altri paesi. Ce n'è qualcuno che ti ha colpito in particolare e in cui potresti considerare di andarci a vivere?
Dipende ovviamente da cosa uno cerca, a cosa è interessato, di cosa ha bisogno. Io quando vado in un posto non vado con l’idea di fermarmi lì o di cercarmi un lavoro in loco, diciamo che vado ad osservare, conoscere, studiare. Di solito resto per breve tempo.
Il paese che più mi ha colpito è ovviamente la Corea del Nord. Ci andrei a vivere per un anno almeno. Ma credo che nessuno condivida la mia intenzione. Ultimamente sto rivalutando molto l’Europa, in particolare l’Europa centrale e orientale. India, sud-est asiatico, Africa Sub-Sahariana sono luoghi da incanto, ma non credo ci vivrei. Forse mi piacerebbe tornare e fermarmi un po’ in alcune zone rurali del Giappone, o negli Stati Uniti occidentali. La Palestina mi è rimasta nel cuore. Ed avendo la possibilità ci tornerei di sicuro.

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C'è qualcosa dell'Italia che non sei riuscito a trovare in nessun altra parte del mondo?
La gente. Perdona la banalità, ma è così. L’allegria e la gioia di vivere che trovi (o trovavi) in Italia, specie in Italia meridionale, è una merce rara. Nei primi periodi in Cina evitavo non solo gli italiani ma “i bianchi” in generale. Volevo conoscere la cultura locale e stare coi cinesi. A tanti anni di distanza ti dico che spesso vado a cercarli, gli italiani. Per avere più cose in comune da condividere, per esprimermi usando la lingua che per prima ho imparato. Ho ancora voglia di viaggiare, visitare e vivere paesi e culture diverse, ma non escludo l’ipotesi di fermarmi a vivere nelle Marche. Ipotesi che dieci anni fa non avrei neanche lontanamente preso in considerazione. 









Di Giacomo Savonitto 29/01/2012











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