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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN BRASILE: Uberlândia
Massimo ha un ufficio di traduzioni a Uberlândia
Di Maria Valentina Patanè  24/02/2012



Massimo Franceschetti 46 anni da Milano allo Stato di Minas Gerais, città di Uberlândia dove ha un ufficio di traduzioni.
Un caso del destino ha fatto arrivare Massimo in Brasile per la prima volta nell’ottobre 2008 dove trascorso un mese pensava già al trasferimento definitivo... tornato a Milano avrebbe preparato il trasferimento che in effetti avviene pochi mesi dopo nel maggio 2009 grazie a una ragazza conosciuta proprio in Brasile, che ora è diventata sua moglie..
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Ciao Massimo come mai hai scelto proprio il Brasile, ci eri già stato prima della decisione del tuo trasferimento?
In Brasile ci sono arrivato assolutamente per un “caso del destino”, che provo a riassumere. Vivevo da solo e, spesso, la sera andavo a cena da un vicino di casa, un amico, anch’egli scapolo. Una sera, lui ha invitato a casa alcune sue conoscenti; tra queste, vi erano due ragazze brasiliane che parlavano molto bene l’italiano. Una di loro mi ha raccontato di averlo appreso andando a lezione da un medico, ovviamente italiano, volontario della Croce Rossa, che viveva qui in Brasile e del quale mi ha dato l’indirizzo e-mail. Ho quindi scritto al dottore, incuriosito solo in parte dal paese, ma - non lo nego - desideroso soprattutto di sapere qualcosa sulle possibilità di lavoro (a Milano lavoravo praticamente da lunedì a domenica, e viaggiavo molto; amavo il mio lavoro dal punto di vista tecnico, soffrivo però per i tempi serrati, e cioè la mancanza di riposo, e per l’attenzione del mio ‘capo’ pressoché inesistente riguardo gli aspetti umani). Dopo circa 1 anno di scambio di e-mail, nonché reiterati inviti da parte del dottore ad andare a trovarlo, ho deciso di prendermi una ‘pausa di riflessione’ e, nell’ottobre 2008, sono venuto in Brasile per la prima volta. Vi ho trascorso 1 mese. Durante il soggiorno, ho deciso che sarei tornato a Milano ed avrei preparato il trasferimento, avendo conosciuto quella che attualmente è la mia meravigliosa moglie, sposata felicissimamente dal luglio 2009.

Che tipo di lavoro fai?
Con mia moglie, che è traduttore giurato per la lingua italiana dello Stato di Minas Gerais, abbiamo un ufficio di traduzioni. Lei si occupa più che altro di materiale in lingua italiana da tradurre in portoghese, io invece traduco dal portoghese all’italiano, e me la cavo anche a tradurre dall’inglese al portoghese e viceversa. Facciamo sia traduzioni giurate, che libere. Il lavoro in sé è super interessante, l’inglese ed il portoghese sono due lingue bellissime. Non rimpiango il mio precedente lavoro, solo mi mancano un po’ i numeri, i calcoli...

Che impatto hai avuto con il nuovo ambiente Brasiliano?
 In verità, lo è a tutt’oggi; forse, se escludo il fatto di avere una moglie ed una vita privata estremamente soddisfacenti, nonché un lavoro oltremodo piacevole ed interessante, credo di non essermi mai ambientato, se con ciò si intende la completa integrazione con il luogo ed i suoi abitanti. Il clima, in ogni caso, mi piace molto: fa sempre caldo!
Penso di non riuscire ad ambientarmi, e cioè a relazionarmi con i brasiliani, perché qui manca tutto ciò di cui “vedi alla voce educazione”: la gente – tra ricchi e poveri non c’è gran differenza di mentalità – è piuttosto ‘semplice’, eufemismo per non dire ‘grezza’; la città in cui vivo, al di là di offrire poco riguardo la “vita di società” (cosa che, peraltro, non mi interessa granché, non essendo mai stato un viveur!), è piuttosto provinciale: direi che assomiglia più ad un grosso villaggio di campagna, dunque non ha niente a che vedere con quello che offre Milano. Non c’è, qui, in generale, un concetto di qualità (di vita, del cibo, delle bevande, degli oggetti, etc.) che si possa paragonare a quello cui ero abituato, ed ogni cosa è propriamente “da terzo mondo”. Ovviamente, quando si trova un cibo, un oggetto od un servizio che si avvicina (ma che comunque, non è) all’altezza della nostra rinomata qualità italiana, qui in Brasile (non solo ad Uberlândia) costa molto di più che non in Italia.
In generale, uomini e donne sono molto meno emancipati (predomina, sotto molti aspetti della vita, una sorta di mentalità medievale, quasi una chiusura verso quello che dovrebbe essere il modo di pensare dell’epoca attuale, con le donne, ad esempio, sottomesse all’uomo, e molto poco libere di pensare, prendere iniziative ed agire), istruiti (la scuola è un disastro), e – ma questo non è una colpa – guadagnano molto meno che non gli europei. sono in molti a bere, e bevono parecchio, forse anche perché, in generale, si tratta di un popolo che non ha uno spirito molto elevato e, a parte la passione per il calcio e per far festa (occasione per libagioni di birra, dunque festeggiano qualunque cosa), non c’è molto altro da fare.
In sintesi, io credo, per chi come me proviene da un Paese del cosiddetto “primo mondo”, ambientarsi qui è dura, o molto dura, o anzi, con tutta sincerità, impossibile. Ho capito che, trasferirsi in un altro paese in un’età già matura (nel mio caso, avevo 44 anni), non è semplice, ed anzi è molto diverso che non trasferirsi da molto più giovani. È un fatto che, avendo io vissuto molto bene a Milano, da quando mi sono trasferito qui, è come se fossi tornato indietro nel tempo per lo meno di 30 anni, e, per certe cose, come se non le avessi mai vissute.
Per finire, anche infrastrutture e servizi, in generale, ‘fanno pietà’ (autostrade che somigliano alle nostre provinciali di 50 anni fa, strade cittadine piene di buche, case di mattoni forati, amianto da tutte le parti, etc.); funzionano male anche la scuola, la sanità, i trasporti e quasi tutto ciò che è pubblico (comunale, statale e federale); altresì, le disuguaglianze sociali sono molto forti (le discriminazioni razziali ed il razzismo, eredità della colonizzazione, ‘funzionano’ molto bene, così come la corruzione a tutti i livelli).

La tua famiglia come ha preso la tua decisione di lasciare l’Italia?
Quasi tutti sorpresi dalla mia decisione di trasferirmi qui, ma assolutamente nessuno contrario alla mia scelta. Un amico, anzi, in particolare, a tutt’oggi sostiene che io abbia fatto bene ad andarmene dall’Italia, stante la situazione economica pessima.

La tua giornata tipo di Milano e di adesso in Uberlandia?
A Milano lavoravo come ingegnere e mi occupavo di misure termiche. La società di ingegneria per cui lavoravo, aveva clienti (aziende farmaceutiche ed alim
entari) in Italia, Svizzera e Francia; io mi occupavo di alcuni tra quelli italiani e svizzeri; viaggiavo parecchio: andavo dai clienti, eseguivo misure in loco, talvolta fermandomi in una azienda per più giorni, infine compilavo i reports. Il tempo non bastava mai, anche di sabato e domenica avevo sempre da fare... Adesso, è decisamente un’altra cosa: è vero che ci sono stati periodi in cui, per ‘starci dentro’ con i tempi di consegna, ho lavorato giorno e notte, con la differenza però che il tempo me lo gestisco io!

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Hai qualche consiglio per gli altri Italiani riguardo il Brasile?
Beh, il Brasile è grande quanto un continente, e presenta gli aspetti più diversi. In realtà, è come se ci fossero mille ‘Brasili’ in uno. Dunque, lo consiglierei anzitutto per fare una vacanza: il Paese in sé è molto bello, e varia dal mare alla giungla; per chi ha la possibilità di viaggiare, vale senz’altro la pena conoscerne le varie ‘facce’, magari rimanendo lontani dai grandi alberghi di lusso che non rappresentano il vero volto del Paese. Per chi, invece, vorrebbe viverci, direi che può farlo se ha le idee chiare e la fermezza in un determinato proposito, altrimenti il divario culturale rispetto ad un paese come l’Italia è talmente grande che il rischio è quello di non riuscire ad adattarsi. Questo lo dico espressamente, in quanto, se io non fossi sposato con quella persona meravigliosa che è mia moglie e non avessimo un lavoro ogni giorno più gratificante, credo che me ne sarei già tornato a Milano.

Cosa pensi di skype e facebook per comunicare?
Ho un profilo su Facebook che guardo poco: in generale non mi piace, mi lascia una sensazione come di sprecare tempo, anche nei brevi momenti di ozio serale; di tanto in tanto dò un’occhiata solo perché amici e conoscenti italiani e brasiliani alle volte mi scrivono lì. Invece, uso di più Skype per comunicare con la famiglia e con alcuni amici. Con la mia famiglia ci sentiamo regolarmente due volte a settimana, con i miei amici un po’ meno di frequente, ma poi recuperiamo quando rientro a Milano almeno una volta all’anno.

A Uberlandia ci vivono molti Italiani?
Si, ci sono altri italiani qui ad Uberlândia, ma ne frequento pochi e saltuariamente, anche per via del poco tempo libero.

Come ti piace passare il tuo tempo libero?
Mi piace molto leggere e studiare, ed anche ascoltare musica. Ho però pochissimo tempo libero, quindi i miei hobby sono ‘in sofferenza’...

Torneresti mai a vivere a Milano? Ne hai nostalgia?
Beh, sinceramente Milano mi manca moltissimo! Se potessi partirei in questo stesso momento! Però qui abbiamo la casa e un ottimo lavoro, dunque vedremo il da farsi a suo tempo, quando andremo in pensione.
Mi manca praticamente tutto! Dall’atmosfera dei ritmi milanesi, alla metropolitana, alla funzionalità, alle librerie, negozi, supermercati, etc.

Hai notato delle differenze di vita tra il Brasile e l’Italia?
Non basta un libro per raccontare quante sono le differenze! Come dicevo prima, qui tutto è “da terzo mondo”; tutte le cose materiali sono in generale più scadenti, dal cibo, ai vestiti, agli oggetti, ai servizi, etc. Esistono, ad esempio, negozi ‘chic’, che vendono abiti firmati, ma i prezzi sono proibitivi; esistono ristoranti altrettanto ‘chic’, con prezzi ovviamente alti ma qualità non sempre all’altezza dei prezzi: in genere, è il servizio che lascia a desiderare (per i brasiliani ricchi, tuttavia, va benissimo così, perché l’importante è farsi vedere ‘in società’; qui i ricchi sono soltanto ricchi, ma di solito non hanno la nostra sensibilità, né capiscono granché di cucina se si escludono i piatti cui sono affezionati, per non dire dei vini, di cui capiscono meno ancora..). Non parliamo di quanto male sono costruite le strade, piene di irregolarità e di ‘rattoppi’, con strati di asfalto ridicoli (2 cm.) e dunque destinati a sfaldarsi in fretta per causa della stagione delle piogge (Brasile, paese tropicale); di quanto male sono costruite le case, soprattutto in questi ultimi anni di esplosione del mercato immobiliare, in fretta e furia, con mattoni forati anche per i muri maestri, e con un livello di finiture ‘da piangere’ rispetto agli standard italiani; di quanto male guidano autisti e motociclisti in generale, incuranti della (poca) segnaletica e senza un minimo di buon senso, e con statistiche allucinanti di vittime della strada soprattutto nei grandi centri (mi ha impressionato il numero dei morti in incidenti stradali a São Paulo, reso noto durante un telegiornale serale di qualche settimana fa: pare siano, mediamente, 35.000 all’anno!). 

Come ti immagini tra 20 anni?
Se sarò ancora vivo (spero di sì!), avrò tutti i capelli bianchi se non saranno caduti prima. Per il resto, spero tanto di essere ancora in salute, di poter leggere e studiare tanto e, perché no, di poter fare qualche viaggio ogni tanto.






Di
Maria Valentina Patanè  24/02/2012








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