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TRASFERIRSI A VIVERE IN NUOVA ZELANDA: Wellington
Angelo, nomade - viaggiatore, si è per ora, fermato a vivere in Nuova Zelanda

Di Emiliana Pistillo 03/08/2012



Nato in Finlandia ma vissuto sempre ad Empoli, Angelo è nomade dal gennaio 2010.
Ha passato gli ultimi anni tra sud-est asiatico, Australia e Nuova Zelanda viaggiando, come dice lui, “lento e indipendente”.
Ha incanalato tutte le sue esperienze nel suo travel blog Exploremore da dove elargisce utili consigli a chiunque voglia intraprendere un’esperienza come la sua e che va espandendosi sempre di più con nuove idee.
Da lì ha lanciato la sua sfida, le "100 cose da fare prima di morire su cui sta andando più che spedito.




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Che facevi in Italia?

Sono partito poco dopo aver finito le superiori a dire la verità. Ho studiato ragioneria, poi ho lavorato per i successivi otto mesi facendo il barista in un locale a Firenze finché avevo abbastanza soldi per partire per l'Australia. Insomma, nulla di troppo interessante!

Come hai maturato la scelta di partire?
La decisione di partire per l'Australia è arrivata in diversi modi. La monotonia, la noia, tutto sempre uguale, è stato uno, ma non l'unico. Sentivo il bisogno di sfidare me stesso, di scoprire i miei limiti, e trovare soddisfazione in qualcosa che avevo costruito da solo, da zero. Ero curioso, volevo vedere cosa c'era al di fuori dell'Italia, con gli occhi di chi non deve tornare a casa dopo i quindici giorni di ferie. Cercavo una forma di libertà, che non significava fuggire dalle responsabilità ma trovarne di nuove.

Come ti sei mosso appena arrivato?
Quando sono atterrato a Melbourne non sapevo neanche dove dormire la prima notte. E ho dormito in aeroporto. Il giorno dopo ho cominciato a comminare finché ho incrociato un ostello, dove ho affittato un letto, iniziato a conoscere persone, e tutto il resto. Non avevo nessun contatto, e non ne volevo uno, ma è stato tutto relativamente semplice e tutto si è evoluto per il verso giusto, un po' per la fortuna di incontrare le persone giuste, un po' perché alla fine dei conti basta stare ad occhi aperti!

Che attività hai svolto?
Nella maggior parte di questi tre anni ho lavorato nell'ospitalità, in bar, locali o ristoranti. Questo lavoro per me è stato ideale per viaggiare in quanto è flessibile, simile in ogni parte del mondo e c'è sempre richiesta. Inoltre si conoscono tantissime persone, e spesso non è male come stile di vita. Ho svolto qualche altro lavoro, ma fare il barista (o il cameriere) è sempre stato ciò che ha funzionato meglio per me.

E’ stato facile trovare lavoro?
Il lavoro sì, l'ho sempre trovato, a volte con un po' più di pazienza, a volte il giorno stesso, ma non è mai stato un problema. Quando si ha un po' di esperienza e la lingua è buona c'è spazio per tutti, almeno da questa parte del mondo.

Che lavoro fai oggi?
Al momento lavoro in un locale a Wellington in Nuova Zelanda, ma le cose stanno cambiando, e sto cominciando a lavorare on-line, in parte grazie alla vendita della mia guida, in parte grazie ad altri progetti in costruzione.

Tra i diversi luoghi che hai girato come mai hai scelto Wellington per "stabilirti"?
Non ho mai programmato in anticipo dove fermarmi, a volte neanche dove andare a dirla tutta. Ogni volta ho conosciuto qualcuno o è successo qualcosa che mi ha fatto rimanere e così è stato per Wellington, dove mi sono trovato bene, e ho scelto come base per il momento.

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Hai notato differenze nel mondo lavorativo rispetto a quello italiano?
Fuori dall'Italia è tutto molto più semplice. Ogni diritto è rispettato, le cose funzionano, e finché ci si impegna c'è spazio per crescere. In Italia non ci sono prospettive, non si investe nelle persone, si scende sempre a compromessi, ed è un continuo fregarsi a vicenda. Qui, quando si è bravi a fare il proprio lavoro, è il lavoratore che detta le condizioni (nei limiti), o si rispettano o si cambia lavoro.






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E nello stile di vita?
E’ molto differente, qui non c'è tutta la burocrazia, la lentezza, e gli inconvenienti che a casa rallentano ogni giorno, le cose vanno come dovrebbero, quasi sempre grazie alla gente comune. Non è tutto oro quello che luccica però, la popolazione è molto piccola e così sono la maggior parte delle città, e a volte succede un po' poco, rendendo il tutto un po' piatto.

Cosa ti manca dell’Italia?
Scontato dire amici e famiglia, ma per il resto molto poco. Vorrei tornare in Italia per vedere e apprezzare tutto con occhi nuovi, vedere città e paesaggi che non esistono altrove. Ma oltre a questo non molto, non posso dire di avere la migliore opinione del mio Paese.

Qual è la città che in assoluto ti ha colpito di più?
Kuala Lumpur probabilmente è stato lo shock culturale più grande, per il semplice fatto che ci sono arrivato dopo aver passato mesi nella pulitissima e tranquilla Perth, ed è stato un grande cambiamento. Di Chiang Mai, dove ho avuto modo di tornare tre volte, ho sempre un buon ricordo, lo trovo un luogo molto curioso. In Australia e Nuova Zelanda le città non sono niente di che, ma la natura compensa!

Quale immagine sceglieresti per rappresentare questi 3 anni?
Sarà banale, ma il momento in cui sono sceso dall'aereo la prima volta rappresenta ogni giorno di questi, quasi, tre anni. Il momento in cui mi sono reso conto di essere solo, dall'altro lato del mondo, senza avere la minima idea di cosa stessi facendo, di cosa avrei fatto, e del perché lo stessi facendo. In una parola, libertà!


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Com’ è il rapporto tra italiani e australiani/neozelandesi/asiatici?
Dipende, in Nuova Zelanda ho trovato le persone con la mentalità più aperta, con pochi, e spesso veri, pregiudizi, che ti trattano più per come sei che per il luogo da cui provieni. In Australia trovo ci sia un po' più di diffidenza verso molti stranieri all'inizio, spesso perché buona parte di essi sono semplicemente viaggiatori con cui non c'è il tempo di investire in un rapporto più profondo, ma con un po' di pazienza ci si può far conoscere per quello che si è. In sud-est asiatico se sei bianco sei un turista, e quindi un portafogli che cammina (e quasi sempre è proprio così!).

Cosa consiglieresti di non fare assolutamente una volta partiti?
Dipende dal motivo della partenza, ma non dare niente per scontato, non bruciare subito il proprio budget, e sopratutto non pianificare troppi dettagli in anticipo direi che valgono quasi sempre.

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Qual è secondo te il momento giusto per lasciare un luogo e ripartire?
Per me succede quando deve succedere. Se un luogo non mi piace mi sposto, se sono a corto di soldi mi fermo, se faccio amicizia idem, oppure se qualcuno mi invita altrove riparto. Si capisce quando ci si deve spostare, non esiste una regola!

Pensi di tornare definitivamente in Italia?
Non ho piani precisi al momento, tornerò ma non so per quanto. Non credo ci siano molte opportunità per me in Italia oggi, ma questo potrebbe cambiare, non si sa mai!


Di Emiliana Pistillo 03/08/2012

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