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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE IN VIETNAM:
Paul Valenti, nel 1995, decise di mollare tutto e perdersi sulla strada di un viaggio "impossibile"

Di Massimo Dallaglio 08/10/2012                                                
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"Secondo me, nella maggioranza dei casi l’integrazione della persona occidentale in Asia e’ un processo che non potra’ mai completarsi in modo totale: nella quotidiana altalena della reciproca comprensione, a volte si fanno passi in avanti verso il suo compimento ed altre volte invece se ne fanno indietro..."



Ciao Paul... Di dove sei originario e cosa facevi quando eri in Italia?
Mi chiamo Paul A. Valenti e sono in nato in Piemonte nel 1962, ma dal 1995 sono residente in Asia, e più precisamente in Vietnam. Dopo il periodo giovanile durante il quale mi sono applicato a qualunque occupazione piu’ o meno precaria, prima di approdare da queste parti ho lavorato per una decina di anni in un’azienda tessile.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l'Italia?
In passato molti nostri connazionali emigravano per mancanza di lavoro, cosa che purtroppo si sta verificando ancora ultimamente; io invece sono a suo tempo emigrato perche’… lavoravo troppo!
Subivo una vita che non era la mia, non stavo vivendo la mia esistenza. Ne vivevo una che mi aveva praticamente investito: me la ero cucita addosso come un abito e pian piano mi ero convinto che fosse il mio, anche se a volte mi accorgevo che in certi punti stringeva un po’ troppo fin quasi a soffocarmi.
Ho vissuto anni ad elaborare, ad organizzare, a progettare, per poi tentennare, rimandare e non fare. Vivevo di speranze, di schedina, di "grattaevinci" (kolkavolokevinci!), di lotteria, e dell’idea di un futuro roseo che, come i miraggi, si allontanava a mano a mano che io mi avvicinavo.
Ad un certo punto della mia mediocre esistenza ho deciso, come nelle fiabe, di mettere in pratica quel desiderio di diserzione comune a molti e di mollare tutto e volare via: talvolta e’ meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai…
Cosi’ nel 1995, alla significativa eta’ dei 33 anni, sono arrivato in Vietnam, confine ultimo dell'intangibile logica orientale: perlomeno ancora oggi provo la sensazione di vedere il futuro diventare presente, di giorno in giorno, e sono piu' le cose che "faccio" di quelle che "faro'" o che "ho fatto" o che "dovrei fare"…

Avevi già vissuto all'estero per lunghi periodi prima?
Ho vissuto in Inghilterra per circa un anno all’eta’ dei 21 per imparare l’inglese, mantenendomi lavorando come cameriere nelle varie e numerose pizzerie del luogo.

Perché hai scelto proprio di trasferirti in Vietnam?
Sono un amante del Sud-est asiatico e a quel tempo, meta’ anni Novanta, quasi tutti coloro che si spingevano da questa parte del pianeta sceglieva di approdare in Thailandia o a Bali o nelle Filippine. Il Vietnam si stava in quel periodo aprendo al mondo e nel 1994 il presidente americano dell’epoca, Bill Clinton, aveva  revocato l’embargo, in atto ormai da 20 anni. Stavano quindi maturando le premesse per la nascita di una nuova meta nel panorama mondiale delle destinazioni, e ho ritenuto opportuno essere tra i primi ad approdarvi.

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Sei partito da solo?

Da solo. Ritengo certe drastiche scelte di vita quali il mollare tutto e volare via per niente facili da condividere con un partner, seppur non impossibile.

Come hai affrontato/risolto il problema del visto permanente?
Si possono ottenere senza grosse difficoltà’ visti di 3 mesi rinnovabili di volta in volta.

In che cosa consiste la tua attività?
Ho avviato con altri soci alcuni ristoranti italiani, consuete zattere di sopravvivenza per italici in cerca di fortuna o in fuga da se stessi.

Quali differenze sostanziali riscontri a livello lavorativo rispetto all'Italia?
Una volta imparate le dinamiche della burocrazia vietnamita, cosa comunque per niente facile e scontata, del Vietnam colpisce la semplicità’ d’azione e l’assenza delle problematiche burocratiche, contro le quali spesso si cozza in Italia.

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella italiana?

Secondo me, nella maggioranza dei casi l’integrazione della persona occidentale in Asia e’ un processo che non potra’ mai completarsi in modo totale: nella quotidiana altalena della reciproca comprensione, a volte si fanno passi in avanti verso il suo compimento ed altre volte invece se ne fanno indietro... Purtroppo, o per fortuna, tra la cultura occidentale e quella orientale c’e’ un abisso, ritengo ben piu’ profondo di quel che puo’ apparire.

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L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?
Ritengo tuttora l’Italia oggettivamente uno dei Paesi piu’ belli al mondo, se non il piu’ bello, pochi dubbi in riguardo, ma le molte problematiche, le difficolta’ economiche e l’atmosfera piuttosto depressa che si respira hanno fatto dell’Italia un bellissimo museo da visitare ma una destinazione molto difficile alla quale adattarsi. Sono felicissimo di trascorrervi le vacanze ma non provo assolutamente alcuna nostalgia del viverci stabilmente.


Paul Valenti Mollo Tutto Vietnam.jpg

Vivere in Vietnam, sotto quali aspetti è meglio che in Italia ? E sotto quali aspetti è peggio?
In Vietnam la vita viene presa con una certa spensieratezza e serenita’, il quotidiano vivere non risente degli affanni che ormai caratterizzano molti dei Paesi piu’ sviluppati. Pero’ tale aspetto, sicuramente positivo, porta con se’ quel rovescio della medaglia che si manifesta in superficialita’, negligenza diffusa, trascuratezza... Insomma, le qualita’ che caratterizzano l’aspetto migliore in un certo senso ne caratterizzano anche quello peggiore... Una contingenza tipicamente asiatica: il bene che comporta il male e viceversa...


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Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme?
Consiglio vivamente a chiunque scelga di buttarsi avviando attività’ da queste parti, di valutarne e soppesarne le possibilità’ di successo con molta attenzione e, soprattutto, con umiltà’. In tutti questi anni ho visto troppi italiani, e non solo, arrivare atteggiandosi da grandi portatori di idee assolutamente vincenti, e poi fallire miseramente dopo pochi mesi…

Che tipo di lavoro/attività/investimento è conveniente praticare per un italiano in Vietnam?
La prima impressione che si può’ avere visitando il Vietnam e’ che manchino molte tipologie di attività’ o di prodotti e che quindi vi siano grandi vuoti da colmare sul mercato. Purtroppo pero’ nella stragrande maggioranza dei casi, tali attività’ mancano semplicemente perché’… ne manca la richiesta! Va fatta un’attenta ricerca di mercato e va comunque considerato che ormai anche qui la realizzazione di qualunque idea richiede capitali non indifferenti.
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Pensi che ci siano molti italiani che vivono in Vietnam?

Poche centinaia. In Italia, e non solo, l’immagine del Vietnam e’ spesso ancora associato a una brutale guerra combattuta nella giungla o a una disfatta dell'esercito americano. Solo di recente, con una maggiore apertura al turismo, il Vietnam ha preso la dimensione geografica di una nazione inserita nel panorama mondiale, non solo nella sceneggiatura di un film americano...

Consiglieresti il Vietnam come meta per espatriare o più per una vacanza?
Innanzitutto per una vacanza, durante la quale soppesare la realtà’ e capire se e’ una destinazione adatta per i propri gusti, cosa per niente scontata. Per tutti i vari aspetti che lo compongono, questo e’ un Paese che  difficilmente ti lascia indifferente...

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Di Massimo Dallaglio 08/10/2012                                  



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