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VIVERE IN BARCA A VELA GIRANDO IL MONDO:
Vittore, un vero artista del cambiamento, da preside a nomade in barca a vela
Di Massimo Dallaglio 01/02/2013                                                
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Vittore Pecchini, classe 1961, da preside a Reggio Emilia a skipper in zone remote del nord dell'Australia!
Un vero artista del cambiamento di vita: Oltre ad essere stato preside e skipper, è stato motorista su un peschereccio da pesca di perle, nostromo su navi scuola, aiuto cuoco e anche un discreto taxista, ora vive nomade
in barca a vela battente bandiera australianacon la sua famiglia.


Vittore skipper nomade in barca a vela

Ciao Vittore, vuoi presentarti ai lettori di Mollotutto?

Mi chiamo Vittore Pecchini, sono un signore di 51 anni, mica un ragazzino. :)
Sono nato a Montecchio Emilia, tra Reggio e Parma, nel 1961.
Ho sempre peccato di incoerenza ed ho sempre fatto tanti progetti, spesso non conciliabili, che mi prospettavano cammini e futuri diversi. Da adolescente sognavo di fare il marinaio o il contadino, da giovane uomo sognavo di studiare filosofia tutta le vita e di vivere ricercando la verità sui testi degli antichi, oppure di fare il rivoluzionario in Nicaragua… Erano anni in cui si sognava molto. Poi mi sono immaginato musicista, letterato e poeta: ho studiato e lavorato per farlo succedere ma, insomma, sono finito invece a fare l’insegnante. E poi, ancora molto giovane, a fare il dirigente scolastico a partire dal 1991.

Quando e perché è arrivata la voglia o la necessità di lasciare l'Italia?
La voglia di partire per muovermi in un Paese grande come il mondo, che io mi ricordi, l’ho sempre avuta. Il Sud America mi affascinava, anche se il mio primo grande viaggio è stato quello in Madagascar dove, all’inizio degli anni 80 viveva già mia sorella Teresa. E’ stato solo “un viaggio”, ma anche la prima occasione in cui sono uscito dall’Europa non da turista, ma per condividere la vita ordinaria e quotidiana di chi era in Africa per lavoro.
Poi non ho avuto la necessità, bensì la “opportunità” di viaggiare per lavoro. Quando avevo circa 30 anni avevo acquisito una buona conoscenza dell’Inglese e dello Spagnolo, nonché delle basi discrete di Francese. Sono solo venti anni fa, ma la conoscenza delle lingue era molto meno diffusa di quanto non sia oggi. Per questo ho vinto immediatamente concorsi, prima per insegnare, e poi per dirigere scuole italiane all’estero. Nel 1994 sono partito per davvero: prima la Scozia (Edimburgo), poi la Catalogna (Barcellona), poi, dopo una breve pausa a Reggio Emilia, l’Australia dove sono rimasto fino al 2010.

Vittore skipper nomade in barca a vela

In che cosa consiste o consisteva la tua attività all'estero?

Mi sono occupato di promuovere la lingua e la cultura Italiana. Ho diretto una scuola bellissima, formato insegnanti di Italiano, preparato progetti, insegnato e studiato. E’ stata una attività straordinaria, interessante, e soprattutto variata. Credo che se avessi potuto avrei voluto continuare a farlo.
E nello stesso tempo ho coltivato le mie passioni e ho così preparato la strada per progetti diversi. Mi sono occupato soprattutto di musica e di mare. Così quando per lavoro sarei dovuto tornare in Italia ho avuto la possibilità di restare in Australia e di inventarmi nuove cose da fare. Ho fatto l’aiuto cuoco in un ristorante Italiano, il taxista, il motorista su un peschereccio che pesca perle, l’istruttore subacqueo e di vela, lo skipper nelle zone più remote del nord dell’Australia, il Nostromo su una nave scuola (il Leeuwin 2, un bellissimo tre alberi), l’esaminatore per la patente nautica…
N
on ho mai smesso di lavorare: non me lo posso permettere. Ma cambiare non è stato difficile.

La tua passione per il mare e la navigazione quanto hanno influito?
Il mare è una grande passione ed è stato una grande possibilità. Perché il mare, quando ci si comincia a sentirci a casa nostra, non è più un confine ma una strada. Se è necessario anche un luogo di lavoro. Uno di quelli che ancora offrono tante possibilità.
Però la passione per il mare di per sé non cambia la vita. Si può amare la barca a vela e fare le regate al proprio club nautico, o arrivare al massimo in Croazia per una vacanza. La barca ha cambiato il mio modo di muovermi, ma sono sicuro che, anche senza la barca, non mi sarei fatto rinchiudere all’interno dei “confini nazionali”. Che poi sono un’invenzione in cui non credo.

Vittore skipper nomade in barca a vela

Perché proprio in Australia?

I primi sogni erano altrove. Ma anche i miei primi anni all’estero sono stati altrove. La Scozia, la mia “prima seconda casa” è stata un grande amore. Ero giovane, ci ho vissuto dal 1994 al 1997. Mi sembrava che sarei rimasto in Scozia per sempre. Ricordo l’emozione dei viaggi nelle brughiere, i muretti a secco di chilometri e chilometri, i castelli… mi sembrava di aver fatto davvero qualcosa di straordinario. In realtà no, naturalmente, ma lo era per me.
Poi Barcellona, la Catalogna: un Paese meraviglioso. Anche lì è stato un grande amore: una Barcellona colta e sana in cui i miei punti di riferimento erano il Palau de la Música Catalana (il Capolavoro dell’architetto modernista Domènech i Montaner) ed il mio club di scherma, oltre naturalmente alla Scuola Italiana Maria Montessori, forse la scuola più bella in cui ho lavorato.
E poi l’Australia dal 2002 al 2010. Soprattutto Fremantle, una cittadina un po’ colta e un po’ decadente (un mix che mi ha sempre affascinato), che mi ha attirato per il suo porto, per lo stile, e per la possibilità di studiare e di lavorare, soprattutto negli anni in cui ho smesso di fare il preside e mi sono messo a fare il marinaio.

Vittore skipper nomade in barca a vela

Oltre a questo per cosa altro si distingue o distingueva la tua attività?

Non so… forse soprattutto per il fatto che non mi sono mai deciso a fare una cosa sola con tutto me stesso, ed ho sempre avuto una parte di cervello e di cuore rivolti altrove.
Ma anche dal fatto che se pur con una prospettiva temporale relativamente breve (uno, due o tre anni), ho fatto ogni cosa con passione e professionalità: sono stato un buon preside e un buon marinaio, ed anche un discreto taxista, non un impostore…

Quali differenze sostanziali riscontri a livello lavorativo rispetto all'Italia?
In Australia il lavoro c’è. E’ la differenza più evidente e più vistosa. Ma poi ve ne sono soprattutto altre tre:
    1)    Il lavoro non è protetto come qui: non c’è proprio l’ideologia del lavoro garantito. Sei bravo e sei un affare per chi ti impiega? Trovi subito lavoro. Se no te lo puoi scordare. La gente cambia spesso lavoro e si licenzia, così, per il piacere di cambiare vita: tanto sa che se vale qualcosa il lavoro lo trova quando vuole.
    2)    Non vi è una suddivisione classista del lavoro come ancora in Italia. L’intellettuale ed il “vile meccanico” non si disprezzano a vicenda né sono in competizione. Sono due lavori, non due mondi: e si può passare senza stigma sociale da un tipo di lavoro all’altro.
   3)    Ci si può inventare un futuro completamente diverso. Anche il mondo dello studio e della riqualificazione sono “friendly” e ti accolgono a braccia aperte anche se sei un quarantenne… è un sogno per un Italiano che ha voglia di cambiare. Qui in Italia rientrare in formazione e cambiare strada è quasi impossibile.

Vittore skipper nomade in barca a vela

Com’è avvenuta la tua integrazione in una realtà locale così differente da quella italiana?
Non è stato difficile. Quando si arriva fa un po’ impressione: atterri all’aeroporto e ti dici: “Bene Vittore, benvenuto in Australia. Te lo dici da solo, perché sei a ventimila chilometri da casa e non conosci nessuno per un raggio di almeno quindicimila chilometri. All’inizio si è soli: non si scambia una parola con nessuno, e il tempo ti resta per pensare, per andare in giro in bicicletta, per fare fotografie. Poi si comincia a costruire una rete di conoscenti, prima con gli immigrati come te che non hanno una vita già satura di impegni da sbrigare; poi pian piano si scopre di aver trovato degli amici, delle persone che contano qualcosa. All’inizio gente con cui studiavo, cantavo o andavo per mare. Se si è da soli come ero io, ci si innamora anche. Una cosa che anche a 40 anni è ancora molto bella.

Vivere in Australia sotto quali aspetti è meglio che in Italia ? E sotto quali aspetti è peggio?

Peggio? Non me ne viene in mente nessuno. In Italia vivono una gran parte delle persone che per me sono importanti, e qui sento la tranquillità delle mie radici. Io ci torno volentieri, ma questo non rende la vita di qui migliore.
Anzi, forse sì, una cosa è meglio da noi: studiare in Italia è praticamente gratuito. Peccato che poi i servizi siano pessimi, che non si riesca a studiare se si è adulti e lavoratori, che lo studio sia nozionistico e che la boria accademica sia alta. Ma il fatto di poterlo fare con tasse di 1000 euro all’anno è una cosa inconsueta in un Paese anglosassone.
In Australia ci sono tante cose migliori: la più importante è il ridottissimo tasso di razzismo. In Australia si ha la sensazione di essere davvero tutti uguali. Non ti trattano da straniero anche se vieni da lontano. Noi in Italia non ce ne rendiamo bene conto, ma basta chiedere a chi, in Italia, c’è venuto a vivere, soprattutto se ha la pelle scura: non è mica facile sentircisi a casa.
La seconda è che tutto funziona un po’ meglio ed in modo più prevedibile: vai in un ufficio e ti sanno dire con chiarezza cosa devi fare e non fare, quanto costa fare una pratica, quanto tempo ci vuole. La vita diventa più semplice.
La terza è che la gente sembra avere una dose di “senso civico” molto più altro del nostro. In tutti i parchi pubblici di Perth (una città di 2 milioni di abitanti!) ci sono barbecue pubblici gratuiti. La gente li usa tutte le volte che può, e dopo averli usati li pulisce, così quando torna in un parco ne trova un altro pulito, pronto per metterci sopra il suo barbecue di salsicce.
La quarta è che se ci si immagina un futuro e si ha voglia di lavorare, non c’è niente che ti fermi.

Vittore skipper nomade in barca a vela

Pensi che ci siano molti italiani che vivono in Australia  li dove ti trovi tu?

In Australia siamo in tanti; nell’ultimo censimento circa il 5% della popolazione ha dichiarato di essere di origine italiana. Quando sono arrivato sono rimasto davvero sorpreso di trovare un giornale quotidiano in lingua Italiana: Il Globo.
Ma il numero percentuale è in diminuzione. La crescita della popolazione australiana avviene ancora per immigrazione, ma soprattutto per immigrazione Asiatica, o anche Inglese. Il numero degli immigrati italiani è stato negli ultimi anni ridotto, ma devo dire che non mi sorprenderebbe se il numero tornasse a crescere.

Vittore Pecchini skipper 4.jpg

Cosa consiglieresti ad altri italiani che desiderassero seguire le tue orme?

Di partire. Di studiarsi l’Inglese (che serve comunque) e di partire senza troppa paura. Il mondo è meno difficile da affrontare di quanto non sembri.
E di non aspettare un momento perfetto per partire che rischia di non arrivare mai: tutti abbiamo un amico che ci sembra difficile abbandonare, un qualche anziano che potrebbe aver bisogno di noi, un corso da finire, un mutuo da pagare… se davvero vogliamo partire le cose si possono sistemare.
Se è possibile consiglio di partire con qualche competenza tecnica, dopo magari aver imparato un mestiere. Di solito serve, qualunque mestiere sia.

Che tipo di lavoro/attività/investimento è conveniente praticare per un italiano in Australia?
Oddio… se uno ha le capacità, se è un geologo, se è un ingegnere, non vi sono dubbi. Quelli sono i mestieri da fare. L’Australia è il Paese giusto per farli con vero spirito di avventura, su nelle miniere del nord.
Ma il mercato degli investimenti tradizionali italiani non sembra conoscere crisi. I ristoranti sono tanti e lavorano. Negli ultimi anni hanno avuto molto successo le gelaterie, che si aprono con un investimento molto minore di un ristorante, o le caffetterie. Oppure un esperto di olio o di vini. Il mercato per questi piccoli lussi sta crescendo.

Vittore skipper nomade in barca a vela

Consiglieresti l'Australia come meta per espatriare o più per una vacanza?

Per espatriare, per espatriare… o anche per una vacanza, perché l’Australia è bellissima. Ma se uno può vale la pena di restarci almeno per un po’ a lavorare. Se si è molto giovani – credo fino a trent’anni – lo si può fare con un visto annuale di vacanza lavoro che è facilissimo di ottenere.

L’Italia oramai è per te un ricordo, hai nostalgia, cosa ti manca?
Cosa pensi di fare in futuro? Hai altre idee ed altri progetti?
In questo momento sono in Italia. Avevamo lasciato l’Australia per viaggiare per il mondo in barca a vela, ma in Italia c’è un grande bisogno di dirigenti scolastici che non si riescono a reclutare in numero sufficiente. Così mi hanno offerto la possibilità di riprendere il mio vecchio lavoro. Ne abbiamo parlato in famiglia e abbiamo pensato di fermarci per un po’ per far imparare l’italiano a mia figlia piccola.
Non so cosa faremo in futuro. Non ci siamo “sistemati” e per il momento viviamo sulla nostra barca con bandiera Australiana pronta a partire. Suppongo che prima o poi torneremo in Australia, ma siamo anche tentati dall’idea di vivere per alcuni anni in Sud America. In particolare in Argentina.
Ma francamente non so. I nostri progetti non sono mai stati troppo precisi.








Di Massimo Dallaglio 01/02/2013

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