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TRASFERIRSI A VIVERE E LAVORARE A PARIGI: 
Gaspare Impastato, un siciliano doc nella Ville Lumière con successo

Di Tania Bolsi 01/02/2011



Nel 2003 fu l’amore per una parigina a trascinare Gaspare, originario di Palermo, nella capitale francese, città amata e desiderata fin dai tempi delle scuole.
 Ma si sa che il fascino della ville lumière conquista tutti, anche i più legati alla propria terra come Gaspare, che custodisce la sua “amata-odiata” Sicilia nel cuore oltre che nel suo cognome.

 

Avendo una laurea in lingue Parigi era per te una “tappa obbligata”: è solo per passione e studio della lingua che ti sei trasferito a Parigi oppure ci sono altri motivi?

Ho sempre avuto un forte legame con la cultura francese, fin dalle scuole medie i corsi di lingua francese erano quelli che seguivo con grande interesse e capaci di affascinarmi maggiormente. Ricordo che già da piccolo mi cimentavo a utilizzare i vocaboli di quella lingua, che tanto mi affascinava, per comunicare con i numerosissimi turisti francesi venuti a visitare le bellezze della mia isola.
Nel corso del tempo il fascino per l’universo francese e per la cultura transalpina si è rafforzato fino ad occupare un posto di rilievo nel mio immaginario, soprattutto in seguito ai miei studi universitari.
Ho scelto di frequentare il corso di laurea in Letterature straniere presso la facoltà di Palermo e un tale indirizzo accademico non poteva che cementare e rafforzare la mia passione per la Francia.
Tuttavia, se devo essere sincero, mai avrei pensato di stabilirmi in Francia e di tagliare il cordone ombelicale che mi legava saldamente alla mia terra: vedevo il mio futuro a Cinisi (il paese poco distante da Palermo dal quale provengo) a stretto contatto con i miei genitori e la gente con la quale sono cresciuto, immerso in quei paesaggi che porto sempre nel mio cuore e fra i quali la mia anima è rimasta irrimediabilmente imprigionata.
Non avrei scommesso un solo centesimo su un mio possibile futuro lontano dalla Sicilia e dall’Italia in generale: mi sentivo così legato a quella terra da non poterne farne a meno, non riuscivo ad immaginare una vita lontano dalla mia gente, dalle mie abitudini, da tutto ciò che conoscevo troppo bene e che faceva parte del mio essere.
Avevo una gran voglia di visitare la Francia e Parigi in particolar modo. Lo studio dei principali classici della letteratura e della poesia francese hanno stimolato in me questo desiderio, mi serviva solo una spinta a lanciarmi in quest’esperienza che avrebbe cambiato la mia vita.


É stata un scelta ragionata oppure improvvisa quella di lasciare l’Italia?

La spinta di cui avevo bisogno è arrivata nel modo più casuale e al tempo stesso dolce: è stato l’amore a condurmi a Parigi. Nell’estate del 2003 ho conosciuto una ragazza parigina (che lavorava nello stesso hotel in cui lavoravo) e poco dopo esserci innamorati appresi che ben presto sarebbe dovuta rientrare a Parigi. 
Di fronte alla forza dell’amore nemmeno quella forte sicilianità che mi legava saldamente alla Sicilia ha saputo resistere. E così mi ritrovai a Parigi nell’Ottobre del 2003. 
La mia storia sentimentale terminò prestissimo per incompatibilità personali (non culturali perché con il resto dei francesi le cose vanno abbastanza bene), la voglia di tornare in Italia era tantissima, soprattutto dopo una delusione sentimentale che ha ingigantito la mia solitudine, già di smisurate proporzioni in qualità di migrante.


Ma poi sei rimasto...

Tuttavia ho deciso di restare in questa città, ho deciso di sfidare Parigi, un po’ come Rastignac, il protagonista del romanzo di Balzac “Le père Goriot”, che abbracciando d’un solo sguardo tutta la città dall’alto della collina dove sorge il cimitero Pere-Lachaise, lanciò la sua sfida a Parigi “ A nous deux maintenant!”.
Ho deciso di restare perché inconsciamente sapevo che essere a Parigi era quello che volevo più d’ogni altra cosa e che la storia d’amore era solo un pretesto per raggiungere la città che da troppo tempo volevo conoscere.


Per quali motivi hai scelto di rimanere a Parigi?

Consciamente e razionalmente, ciò che mi ha fatto decidere di restare a Parigi è la consapevolezza delle infinite possibilità professionali e di arricchimento culturale che questa città offre.
Rendermi conto che i miei studi mi hanno permesso di comunicare con la gente, di trovare un lavoro e d’integrarmi nel tessuto sociale francese ha rappresentato un’immensa gratificazione personale.
Nonostante mi sentissi ben ambientato a Parigi, non avevo la coscienza tranquilla sapendo che avevo abbandonato l’università senza arrivare alla fine: mi mancavano solo due esami e la tesi.
E così nel 2004 tornai a Palermo per conseguire la laurea e, non a caso, la tesi che ho presentato “Fabrizio de André e l’influsso francese: suggestioni poetiche e culturali” è legata alla cultura francese.
Restai in Sicilia qualche mese dopo il conseguimento della laurea, mandai qualche curriculum senza troppe aspettative, mi illusi di poter riabituarmi ai ritmi di vita siciliani che così bene conoscevo ma ormai Parigi era entrata dentro di me, ormai faceva parte di me.
 Hemingway, che vi abitò, disse: "Se sei abbastanza fortunato da aver vissuto a Parigi da giovane, allora ovunque andrai per il resto della tua vita, sarà con te, perché Parigi è una festa mobile".
La festa mobile era dentro di me e per quanto mi sforzassi di allontanarla lei mi possedeva e mi richiamava.
Al di là del richiamo poetico della città, dopo aver vissuto a Parigi ero tornato in Sicilia con una visione più lucida e mi sono reso conto che la differenza era abissale: Parigi offriva un panorama di possibilità vastissimo. 
Lasciai di nuovo la Sicilia, ma questa volta non fu il cuore a dettare la mia scelta ma la ragione, la consapevolezza che a Parigi posso andare avanti con le mie forze, a testa alta, con dignità e valorizzando i miei studi. Purtroppo tutto ciò in Italia mi risultava più difficile.
Tornato a Parigi ritrovai subito Valeria, una collega universitaria, anch’essa siciliana, che avevo conosciuto a Palermo e che mi aveva espresso la sua identica voglia di andare a vivere a Parigi. 
Valeria è diventata la mia compagna e viviamo insieme da ormai cinque anni.

Dici che “in Sicilia non ti sentivi più te stesso”, Parigi è stata per te una rinascita?

Parigi era sempre stata nei miei desideri. Idealizzata e levigata dalla mia fantasia, la ville lumière ha sempre occupato un posto essenziale nel mio immaginario di perenne sognatore.
Un giorno il richiamo incessante di questa magica città è divenuto talmente insistente e impetuoso da non poter più resistere e così ho deciso: “A nous deux Paris!”
La mia vita a Parigi ha preso sfumature nuove, ho imparato a vivere questa città con passione, a lasciarmi trasportare dalla sua magica follia, a lasciarmi inebriare da quel vortice di cultura ed emozioni che solo questa frizzante città sa offrire.
L’incontro con Parigi è stato decisivo per me perché ha risvegliato il mio spirito intorpidito e mi ha ridato nuovo vigore e nuova forza.


Hai trovato nella ville lumière qualcosa che in Italia ti mancava?

Le cose che non mi piacciono dell’Italia e che hanno contribuito alla mia partenza sono il fatalismo del popolo italiano che accetta troppo spesso con rassegnazione, la mentalità clientelare che domina in buona parte delle regioni italiane, la cultura delle raccomandazioni, la mancanza di meritocrazia, il livello basso e frivolo delle trasmissioni televisive, l’arroganza dei politici e la mancanza di coscienza di classe.


All’inizio del trasferimento hai incontrato difficoltà?


Le difficoltà principali incontrate durante i primi mesi della mia permanenza a Parigi sono legate alla burocrazia necessaria per ufficializzare la mia nuova posizione di italiano all’estero: il sistema burocratico francese è molto complesso, ogni cambiamento di situazione richiede numerose pratiche e formulari da riempire.
Fortunatamente parlavo già abbastanza bene la lingua e non ho avuto particolari problemi di comunicazione, tuttavia mi sono rapidamente reso conto della differenza esistente tra il francese appreso tra i banchi di scuola e quello parlato dalla gente.


Qual è il tuo lavoro oggi a Parigi?


In Italia ho avuto piccole esperienze lavorative durante gli anni universitari: lavoretti part-time, soprattutto nel settore della ristorazione e qualche breve parentesi negli hotel. Devo stigmatizzare che erano sottopagati e soprattutto “au black” (come dicono qui a Parigi) ovvero in nero. 
La mia prima esperienza professionale in Francia si concretizzò qualche mese dopo il mio arrivo a Parigi: ho trovato lavoro come receptionist in un centro d’affari (Regus) con sedi in tutto il mondo.
Quest’esperienza è stata una tappa fondamentale nel mio percorso professionale: si è trattato del mio primo lavoro lontano dall’Italia. Ho dovuto parlare per la prima volta in ambito professionale una lingua che conoscevo abbastanza bene ma che ancora non padroneggiavo, ho dovuto imparare procedure e modi di fare talora legati alla cultura francese.
A posteriori, è stata veramente una bella esperienza che mi ha permesso di imparare tantissime nozioni, un preziosissimo senso dell’organizzazione e di conoscere tantissima gente interessante.
Il mio lavoro consisteva nel prenotare sale di riunione, prepararle per lo svolgimento dei meeting, rispondere alle richieste (quanto mai diverse e talora complesse) delle società domiciliate nel centro, occuparmi della logistica relativa alla realizzazione di svariati eventi.
Tantissime erano le società domiciliate in quel centro d’affari, e tra queste ce n’era una specializzata nella ricerca farmaceutica e nelle biotecnologie. La responsabile di quest’azienda, avendo apprezzato il mio lavoro, mi ha proposto un posto di assistente amministrativo che ho accettato con grande piacere anche perché, dopo quasi due anni, il mio lavoro presso il centro d’affari iniziava a divenire abbastanza routiniero e monotono. 
Ho lavorato per un anno e mezzo presso questa società farmaceutica, che aveva la sede principale in California: si è trattato di un’esperienza molto positiva che mi ha permesso di crescere professionalmente e di allargare le mie competenze. 
Oggi lavoro come Office Manager per un’altra società, sempre nel campo della ricerca farmaceutica, e posso dire di essere andato avanti esclusivamente con la forza delle mie competenze e delle mie gambe, cosa che purtroppo in Italia non mi è riuscita facilmente.

Che cosa della cultura, abitudini e dello stile di vita francese hai interiorizzato?


Fondamentalmente le mie abitudini e il mio stile di vita sono rimasti strettamente legati all’Italia. 
Mi sono affezionato alle tradizioni e alle usanze tipiche della cultura francese anche se tuttavia non le sento mie.
Esistono numerose sfumature culturali che allontanano francesi e italiani, non in maniera abissale ma abbastanza da farne due popoli dotati d’una propria identità. 
Ciò che mi ha accompagnato durante questi anni parigini sono le letture dei grandi classici della letteratura francese: opere che avevo già letto e che, rilette a Parigi, hanno acquistato una nuova valenza.
Forse é questa la cosa che più ha permeato il mio spirito durante questi anni trascorsi a Parigi, questa costante presenza di cultura e d’informazione. 
Basta prendere la metropolitana per rendersene conto: non parla nessuno, leggono tutti!




Sei italiano, un siciliano doc fiero delle tue origini, che cosa mantieni della tua “italianità” nonostante vivi in Francia da sette anni?


Anche se dovessi restare in Francia ancora molti anni, so già che la mia italianità resterebbe intatta. 
Le mie radici sono la mia forza: essere italiano è per me un orgoglio immenso che mi ha permesso di avanzare a testa alta in un paese straniero.
Il mio piccolo appartamento si trova in un quartiere tipicamente parigino, il quartiere latino, a pochi passi dal Panteone e dalla cattedrale di Notre Dame, ma chiunque vi entra per la prima volta ha l’impressione di trovarsi in Italia perché ogni singolo centimetro quadrato della casa trasuda italianità. 
Sebbene Valeria, la mia ragazza, abbia imparato a cucinare le principali specialità culinarie francesi, la sua cucina resta prevalentemente italiana: la forte dominante italiana si riscontra in tutte le sue ricette dalla pasta ai dolci e a tutte le altre deliziose pietanze che i nostri amici francesi degustano piacevolmente quando sono ospiti a casa mia. 
In casa, naturalmente, parliamo italiano. Dopo aver praticato la lingua del paese che ci accoglie durante la giornata, tornare a casa è un po’ come rituffarsi in Italia: dato che io e la mia compagna siamo entrambi italiani sarebbe innaturale non utilizzare la nostra lingua materna tra di noi. 
Mangiamo italiano, parliamo italiano e naturalmente leggiamo anche in italiano: negli scaffali della nostra biblioteca accanto ai classici della letteratura francese occupano un posto insostituibile numerosissime opere italiane. Sono abbonato a numerose riviste, tra le quali “Focus” e “Radici”, che sono destinate agli italiani residenti in Francia; inoltre, chiedo sistematicamente ai miei genitori di inviarmi dall’Italia settimanali di enigmistica per coltivare questa passione che può essere realizzata pienamente solo utilizzando la propria lingua natale. 
Grazie al satellite captiamo alcuni canali televisivi italiani che seguiamo quotidianamente soprattutto per aggiornarci su ciò che accade nel nostro paese.
Le mie radici, dunque, non mi hanno mai lasciato ma continuano a sorreggermi e a sostenermi, fanno parte di me e mai potrei rinnegarle o allontanarmene, pur essendo ben integrato con il popolo francese.
Penso che se i miei figli nasceranno e cresceranno in Francia, saranno fin da piccoli degli italiani in Francia: immersi in un contesto familiare e domestico prettamente italiano sarebbero naturalmente portati a parlare la lingua e ad amare l’Italia.


Dici che Parigi ti ha cambiato, ti ha dato “nuova forza e nuovo vigore”, è così?

La mia vita è cambiata in meglio da quando abito in Francia poiché ho preso in mano le redini del mio destino. Quando abitavo in Italia ero giunto ad un punto di stagnazione e, dominato da una visione troppo fatalista, vivevo alla giornata lasciandomi trasportare dagli eventi.
Non vedendo vie d’uscita a quella situazione di stallo nella quale si trovava bloccata la mia esistenza, ho trovato nell’emigrazione una valvola di sfogo che mi ha aiutato a scuotermi.
Giunto a Parigi mi sono molto responsabilizzato e mi sono reso conto che se non siamo noi stessi a compiere le mosse necessarie a cambiare le cose, nessun altro lo farà mai al nostro posto.  


Che cosa ti manca dell’Italia?

Le cose che amo e che mi mancano dell’Italia e degli italiani sono la convivialità, la spontaneità, l’arte di sapersi arrangiare, il sorriso sempre sulle labbra, la battuta sempre pronta, la giovialità e il senso della famiglia.
L’Italia mi manca tantissimo e il mio legame con il mio Paese natale resta fortissimo.
Pur lavorando e vivendo in Francia da ormai più di sette anni, mi sento indiscutibilmente italiano, un italiano che ha scelto di vivere in un altro Paese ma che non ha rinunciato né alla sua identità culturale né alle sue radici.
In Francia, vivo con la mia compagna (che condivide le mie stesse emozioni e sensazioni da migrante) ma in Italia ho tutta la mia famiglia, i miei genitori, le mie sorelle, i miei amici d’infanzia, i ricordi più cari.
Nonostante sia passato un periodo relativamente lungo dal mio iniziale trasferimento a Parigi, il mio pensiero va costantemente all’Italia: telefono spessissimo alla mia famiglia, seguo l’attualità del Paese e faccio di tutto per cercare di accorciare la distanza che mi divide dalla mia terra.

Il sito da te creato www.italianiaparigi.com è un punto di riferimento per tutti coloro che, come te, hanno lasciato la propria terra. Com’è nata quest’idea?
Il sito nasce nel 2008, quando già abitavo da cinque anni nella capitale francese, da una doppia necessità. 
Da un lato il bisogno di riappropriarmi delle radici italiane creando un punto di riferimento per la comunità italo-francese, dall’altro il desiderio di condividere il mio bagaglio di conoscenza e di vita.
Dopo aver passato parecchi anni a contatto della multietnica società parigina, ho sentito il bisogno di avvicinarmi alla comunità italiana. Ho iniziato a cercare gli italiani a Parigi su Internet ma mi sono rapidamente reso conto che i siti disponibili erano pochissimi.
Avendo la passione per il web, mi sono detto che avevo il compito di realizzare qualcosa di utile per tutti quegli italiani che, come me, necessitavano di idee e consigli per vivere a Parigi.
Il sito ha velocemente preso forma e le e-mail degli utenti hanno cominciato a riempire la mia casella di posta.
Il sito si propone come una guida pratica, fatta da un italiano per gli italiani, per utilizzare la città in modo intelligente e una fonte di idee per divertirsi.
Le pagine del sito consigliano luoghi insoliti, astuzie e consigli per chi abita a Parigi e per chi sogna di farlo.
Il sito non ha alcuno scopo di lucro. L’unico obiettivo che mi sono posto quando lo ho realizzato e ancora adesso che lo porto avanti è quello di informare e dare delle linee guida per ambientarsi in questa città.
Ricordo che ho avuto bisogno di parecchio tempo per abituarmi alla vita di Parigi: ero da solo e i parigini non sono molto espansivi. A poco a poco ho capito come funzionavano i complessi meccanismi sociali di questa città ma confesso che un sito-guida che mi accompagnasse nei miei primi mesi parigini mi avrebbe fatto comodo.
É proprio questo l’obiettivo principale del sito, quello di guidare e di accompagnare gli italiani che possono sentirsi spaesati lontani dal Belpaese.
Vittima del suo successo, il sito è stato recentemente affiancato dal blog http://italianiaparigi.wordpress.com che rappresenta il suo gemello interattivo. Il blog viene aggiornato costantemente con articoli attuali che stimolano le reazioni e i commenti degli utenti; l’anima del blog è più interattiva e stimola maggiormente il confronto e lo scambio con i lettori.


Quella di lasciare la tua “odiata/amata Sicilia” è stata una scelta difficile e sofferta. Quant’è difficile per un italiano vivere lontano dalle proprie radici?

Vivere lontano dal proprio Paese è un sacrificio dolorosissimo che comporta un continuo sentimento di frustrazione e assenza.
A chi, come me, vive la condizione di emigrato lontano dall’Italia dico di essere fiero e orgoglioso del proprio percorso. Ogni emigrato italiano può camminare a testa alta e guardarsi allo specchio con orgoglio perché tutto ciò che possiede e gli obiettivi che ha raggiunto li deve solo a se stesso e a nessun altro. 
Chi ha deciso di lasciare l’Italia per un paese estero ha protetto la propria dignità e ha deciso di non compromettersi in un Paese che gli ha sbarrato tutte le porte e nel quale non ha trovato posto.
Il prezzo da pagare è altissimo: abbandonare gli affetti più cari, lasciarsi alle spalle i luoghi più amati, dover imparare una nuova lingua e una nuova cultura, integrarsi in una nuova società e dover ricominciare tutto da capo. Ma sono convinto che ne vale la pena.


Pensi che un giorno ritornerai nella tua amata Sicilia?

Ogni tanto il pensiero romantico di tornare a vivere in Italia mi balena in mente ma lo sopprimo rapidamente.
Sono un tipo abbastanza realista e sono consapevole che tornare in Italia comporterebbe un’involuzione del mio percorso e soprattutto non mi offrirebbe molte possibilità. 
Conosco il sistema lavorativo e sociale francese e mi sono integrato abbastanza bene nel tessuto sociale; in Italia non ho mai avuto quest’impressione e ho sempre stentato a trovare il mio posto…farlo adesso sarebbe ancora più difficile.
Tuttavia il mio pensiero mi riporta costantemente alla mia terra e sogno di poter tornare a vivere nei luoghi che mi hanno visto crescere. Desidero ardentemente poter immergermi nuovamente nella mia cultura e parlare con tutti la mia lingua. Magari un po’ più in là…


Quale consiglio ti senti di dare ai tuo conterranei data le difficoltà attuali sentite da buona parte degli italiani? Restare oppure partire?

Da quanto ho creato il sito e il blog, tantissime sono le persone che mi hanno contattato tramite e-mail; la maggior parte è costituita da italiani che sognano di venire a vivere a Parigi.
Dai messaggi che ho ricevuto, molte persone appaiono disilluse e insoddisfatte da ciò “che l’Italia offre” e vedono una possibile via di fuga nella vicina Francia. Effettivamente qui a Parigi, tralasciando qualche sfumatura culturale che ci allontana dai cugini francesi, la vita somiglia molto a quella che si conduce in Italia, con la differenza che il sistema funziona.
La comunità italiana, che ho conosciuto grazie al sito e grazie agli anni trascorsi a Parigi, è formata in buona parte da giovani che, come me, ad un certo punto non si sono più identificati nell’Italia in cui vivevano e hanno deciso di partire.
Dopo aver concluso gli studi e aver cozzato contro la triste realtà italiana in cui tutto è un compromesso, tantissime persone hanno fatto fagotto per stabilirsi qui.
Il prezzo da pagare è altissimo perché ci si lascia alle spalle gli affetti e il Paese natale ma personalmente posso affermare che il gioco vale la candela poiché si protegge la propria dignità.
Al di là dei talenti in fuga, un’abbondante fetta della comunità italiana é costituita da giovani ex-Erasmus che hanno deciso di prolungare la loro esperienza dopo essersi resi conto della differenza abissale tra i due sistemi.
Oggi conosco tantissimi italiani che hanno abbandonato l’Italia per vivere qui.
Ognuno di loro si porta dietro la propria personalissima storia: chi è venuto per motivi sentimentali; chi per ragioni professionali; chi è venuto in vacanza e ha poi deciso di restare; chi ha seguito la moglie e chi ha semplicemente seguito il suo destino.
Tutti si portano dietro lo stesso fardello fatto di nostalgia e malinconia e hanno uno sguardo affaticato dai numerosi sacrifici che hanno conosciuto lontano dall’Italia natale.
Per due motivi non posso consigliare agli italiani che leggeranno questa intervista di lasciare l’Italia come ho fatto io: in primis perché é una scelta delicata e personalissima e dev’essere presa consapevolmente dalla persona, in secondo luogo perché non ritengo che la soluzione ai problemi nella nostra bella Italia sia l’emigrazione. 
Un’esperienza all’estero é sicuramente un’esperienza positiva capace di apportare effetti positivi derivanti dal contatto con una cultura e un sistema sociale diversi; il rischio é quello di restare impelagati in quella società che riteniamo funzionare meglio di quella italiana.



Desidero, infine, salutare affettuosamente tutti gli italiani che leggeranno quest’intervista e invitarli a visitare la magica città nella quale abito, magari dando anche un’occhiata al sito:
www.italianiaparigi.com
e http://italianiaparigi.wordpress.com.


Vorrei, poi, consigliare a tutti di cimentarsi in un’esperienza di vita all’estero: si tratta di un’esperienza unica che arricchirà il vostro spirito e il vostro bagaglio di conoscenza e quando tornerete in Italia vedrete le cose da una prospettiva diversa e con un po’ più di lucidità.
 Non so bene, ancora, quanti altri anni passerò in Francia o in ogni caso lontano dall’Italia, so soltanto che fa parte di me e di tutti quegli italiani che ne sono lontani e che la portano nel cuore.

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Di Tania Bolsi 01/02/2011





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